Giornalista e amazzone, per Damiana l’isola è un ritorno alle origini

Papà di Muravera, è nata e cresciuta in provincia di Padova. Vive con il compagno a Porto Corallo e gestisce un maneggio

SASSARI. Un cognome che più sardo non si può, un padre che si commuove quando pensa alla sua infanzia e adolescenza in Sardegna, un amore fortissimo verso l’isola delle vacanze, delle avventure, della libertà che ti inebria e ti fa sentire viva. Si chiama Damiana Schirru, ha 48 anni e sino a qualche anno fa si considerava sarda a metà: ora lo è almeno per tre quarti, perché nella sua vita la Sardegna è finita al centro. Merito anche di chi non ha neppure una goccia di sangue isolano eppure si sente sardo sino al midollo: da quando un giorno, atterrato a febbraio dalla nebbiosa e gelida Treviso, si è ritrovato a mangiare spaghetti ai ricci al Poetto di Cagliari e ha detto «chi se ne va più? Questo è il paradiso».

Sorride Damiana quando ripensa a quei giorni, allo stupore dipinto sul volto del suo compagno Leonardo, dentista veneto innamorato dei cavalli, della pesca, della vita all’aria aperta, del silenzio che ti riempie il cuore e la mente. «Quando ha capito che cosa poteva offrirgli la Sardegna, soprattutto d’inverno, non è più tornato indietro: ha acquistato un gommone, ha iniziato a pescare e ogni occasione era buona per venire nell’isola». Destinazione Muravera, la cittadina d’origine della famiglia di Damiana, a venti chilometri da Castiadas dove nacque il padre Arnaldo Schirru e dove tutto è iniziato: «Il mio papà è nato in carcere, perché mio nonno Antonio era comandante della vecchia colonia penale. Poi fu trasferito sull’isola dell’Asinara e la famiglia viveva nel borgo di Cala d’Oliva: mi incanto ad ascoltare i racconti, i ricordi di un’infanzia così felice. Poi la vita li ha portati altrove, prima in Piemonte e poi in Veneto, a Cadoneghe in provincia di Padova. Lì mio padre e mia padre si sono conosciuti e sposati, lì siamo nate io e mia sorella, lì ho studiato e costruito la mia carriera professionale da giornalista e consulente della comunicazione. Una vita piena, in cui la Sardegna c’è sempre stata sino a diventare, a un certo punto, “dominante”». È il 29 maggio del 2012, mancano pochi minuti alle 9 e Damiana Schirru è in diretta nello studio di Tv7 a Padova come tutte le mattine quando il pc si muove, le luci dello studio oscillano. È il terremoto, la prima scossa di una giornata che sarebbe diventata devastante per mezza Italia, in particolare per l’Emilia Romagna. Damiana non ci pensa un istante, ha paura e scappa, via dallo studio. «Terrore puro – ricorda – pensavo che tutto crollasse sopra le nostre teste». È andata bene per fortuna, ma quella è stata una scossa anche per lei. «Lo stesso anno mi sono dimessa, ho rinunciato a un contratto a tempo indeterminato: ero stanca, sotto stress per la sveglia all’alba ogni mattina e per l’impossibilità di conciliare lavoro e passioni, i cavalli, i viaggi e la Sardegna. Mi sentivo in gabbia, avevo bisogno di libertà». Damiana è già fidanzata con Leonardo e dopo avere girato mezzo mondo decide di fargli conoscere la sua terra d’origine. «È estate, andiamo a Muravera, il mare è fantastico, le spiagge affollate. La Sardegna gli piace ma non ne resta colpito. Quando torniamo d’inverno cambia tutto: il caos è sparito, il clima è tiepido, scoppia un amore folle».

Lui decide di cambiare vita e il mondo abituale si rovescia: la Sardegna non è più il punto d’arrivo ma di partenza, è dall’isola che ci si sposta e non il contrario. «Poco più di tre anni fa, io a Padova e lui in Sardegna, mi chiama: “Sei seduta? Tieniti forte. Ho comprato casa”. Sono quasi svenuta, ma che felicità». La casa è un bilocale nel residence di Porto Corallo, comune di Villaputzu, ampia terrazza vista mare, a due passi dal porticciolo e dalla spiaggia. «Un angolo di paradiso, la nostra nuova casa – dice Damiana – residenza fissa da quando è scoppiato il Covid: nel febbraio scorso eravamo in Sardegna quando sono iniziati i primi casi. Io avevo un impegno: presentare il libro di un’amica in Veneto e volevo approfittarne per stare un po’ con la mia famiglia e miei amici. Ma il mio compagno mi ha detto: “Vai via subito, sta per scoppiare il finimondo”. Gli ho dato retta per fortuna, pochi giorni dopo Vo’ Euganeo, due passi dal mio paese, è diventato zona rossa». Ed ecco che la Sardegna, Porto Corallo e il suo mare sono diventati un rifugio dolce durante il lockdown e ancora lo sono con la pandemia in corso. «Stiamo benissimo qui – dice Damiana – anche se mi manca non poter vedere i miei adorati genitori quando voglio. Ma finirà quest’incubo». Nel frattempo continua a fare la giornalista e consulente delle comunicazione e continua anche ad andare a cavallo: lei e Leo hanno da poco aperto un maneggio a San Priamo, «unica stazione di monta nell’isola», e dal Veneto è arrivato Silvio, «il mio meraviglioso stallone». La vita è come un’onda e Damiana la cavalca con entusiasmo e «con un senso enorme di gratitudine verso quest’isola che quando ti entra dentro non ti lascia più».

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