Aziende, auto e case: la rivoluzione elettrica

Una scossa dalle interviste al ministro Cigolani e all’Ad dell’Enel Starace Ecco il piano dell’Enel per cambiare il volto (e le abitudini) della Sardegna

CAGLIARI. Dieci pagine che potrebbero cambiare in modo radicale il volto della Sardegna, facendola diventare la più grande area “verde” nel mondo industrializzato.

Il progetto che in sintesi Enel ha presentato nei giorni scorsi sia al ministro Cingolani che al presidente della Regione Solinas, ricavandone dal primo una ampia condivisione e dal secondo una prudente presa d’atto, è un lavoro commissionato da Enel e realizzato espressamente per lei da una delle più grandi multinazionali di consulenza strategica, che definisce l’isola un «contesto unico per lo sviluppo dell’elettrificazione», dovuta per assurdo proprio anche alla sua arretratezza industriale.

Contesto unico. L’assenza del metano già ora creerebbe le condizioni nelle aree urbane, nel turismo, nelle attività di impresa e nella produzione di energia per incrementare l’elettrificazione. Nei contesti urbani sardi adesso l’energia elettrica viene usata più che nel resto del paese per riscaldare e raffreddare gli ambienti, e la sostituzione delle componenti di gpl e gasolio farà crescere questa percentuale. Il nostro parco auto è contenuto, poco più di un milione di mezzi in circolazione, con età media elevata e quindi facilmente sostituibili, e ha basse percorrenze rispetto alla media nazionale; queste a loro volta facilitano l’elettrificazione spinta; poi c’è il settore del turismo, oggi alimentato per porti e flotte a noleggio da prodotti petroliferi e convertibile anche esso a elettrico. E infine il sistema produttivo, per sua natura elettrificato (causa assenza metano) e non così impattante.

Se a queste filiere aggiungiamo le condizioni ambientali ottimali (sole e vento) scopriamo che sono proprio le caratteristiche della Sardegna, compresa la sua arretratezza, a favorire il salto in avanti.

I confronti. Il paragone in Europa si può fare solo con le piccole Baleari, e poi si deve andare nel Pacifico meridionale, in Tasmania e alle Hawaii, isole più grandi ma meno popolate della Sardegna che si sono poste l’obiettivo green al 2040. Non ci sono altre realtà al mondo che hanno obiettivi così ambiziosi.

Le famiglie. Lo studio non ha dubbi: a famiglie e imprese conviene. Le prime hanno tre vantaggi: sistemi più efficienti, costi minori, taglio della anidride carbonica prodotta, ormai una nuova tassa ambientale. Nel primo caso una famiglia, calcolando sistemi tradizionali per riscaldamento, acqua calda, cucina e mobilità, consuma 15 megawattora l’anno, spende poco più di 2000 euro e produce 3,7 tonnellate di C02 in dodici mesi. La stessa famiglia “elettrificata” con pompe di calore, forni a induzione e auto elettriche consuma 5 megawattora, spende 1100 euro e produce 600 chili di C02, con un taglio delle emissioni dell’80 per cento. Saranno gli incentivi, già in corso a facilitare, il passaggio per il consumatore, da una tecnologia fossile a una elettrica. Un percorso, come ha ricorda l’Ad di Enel Starace ieri alla Nuova Sardegna, che mobilita molti miliardi di euro e crea a sua volta un circuito virtuoso.

Le imprese. Ma anche per le aziende la piena elettrificazione avrebbe un forte vantaggio. Lo studio, ipotizzando una dimensione media di impresa di 1000 metri quadri, individua per i tre settori cardine, riscaldamento ambientale, produzione di acqua calda e flotta aziendale, un costo a fonti tradizionali di 63mila euro l’anno, e una emissione di CO2 di trecento chili. L’elettrificazione prevede solo 40 chili di emissioni a un costo di 52mila euro l’anno.

I consumi globali. La lista finale, sul versante dei consumi si basa su questi dati: 250mila pompe di calore, 200mila piani induzione, 12mila attività commerciali elettrificate, 170mila auto e moto elettriche (solo però il 16 per cento del totale), 1100 bus elettrici, 7 porti “puliti”, 25mila furgoni e camion elettrici e 3mila processi industriali elettrificati. In totale un aggravio di consumi pari a 1.8 terawattora, una quantitativo di energia necessaria, in più rispetto a quella oggi prodotta, vicina a un terzo della centrale di Fiumesanto, tanto per dare un ordine di grandezza.

Produzione verde. Ma come cambierà il sistema produttivo sardo? Oggi produciamo 9,6 terawattora (1 terawatt corrisponde a 1 milione di megawatt e a 1 miliardo di chilowatt) da fossili, 4 da rinnovabili e ne esportiamo 3,5 arrivando a un consumo finale di 8,5. Il nuovo piano prevede l’abbattimento delle fossili, con le rinnovabili che passano a 10,9, l’export che crolla a 0,6 e i consumi finali che crescono a 10,3. Tutto ciò quando lo stabilizzatore della rete nazionale, il Tyrrhenian link, sarà in esercizio. Nel 2027, forse.

Le ricadute occupazionali sono state stimate dall’Ocse (l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in 10/15mila occupati permanenti in più, con investimenti per 15 miliardi di euro: 2 per l’elettrificazione degli edifici, 8 per la mobilità elettrica, 5 per le rinnovabili, che portano poi a un indotto di 30 miliardi. Ben più di un qualunque ipotizzabile Piano di Rinascita.

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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