Accordo Ue-Australia, via il 99 per cento dei dazi: più tutele per il pecorino romano – Tutti i dettagli
Nel settore agricolo restano quote, limiti e nuove salvaguardie
Roma L’Unione europea ha chiuso un accordo di libero scambio con l’Australia che rientra nella strategia di apertura a nuovi mercati in una fase segnata da forti tensioni commerciali internazionali. L’intesa è stata annunciata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen insieme al premier australiano Anthony Albanese.
A interessare di più, per quanto riguarda la Sardegna, è soprattutto il futuro del Pecorino romano, uno dei prodotti simbolo dell’isola e al centro dell’accordo commerciale. L’intesa annunciata da Bruxelles prevede infatti che, dopo cinque anni dall’entrata in vigore, l’uso del nome sarà riservato al pecorino prodotto in Italia. Un passaggio rilevante dentro un trattato più ampio, che punta ad abolire oltre il 99 per cento dei dazi sulle merci esportate dall’Ue, con un risparmio stimato in circa un miliardo di euro l’anno, e ad aprire nuove opportunità commerciali, ma che continua a sollevare timori nel mondo agricolo.
Cosa prevede l’intesa
Secondo le previsioni della Commissione, nel prossimo decennio le esportazioni dell’Ue verso l’Australia potrebbero crescere fino al 33 per cento, arrivando a 17,7 miliardi di euro l’anno. Tra i comparti indicati con maggiori margini di sviluppo figurano lattiero-caseario, veicoli e prodotti chimici. L’accordo apre inoltre il mercato australiano a servizi come finanza e telecomunicazioni e amplia l’accesso delle imprese europee agli appalti pubblici.
Agricoltura e salvaguardie
Uno dei nodi principali resta quello agricolo. Per i settori considerati sensibili, come carne bovina, ovina e caprina, zucchero, riso e alcuni latticini, le importazioni australiane a dazio zero o ridotto saranno consentite soltanto entro quote limitate. È previsto anche un meccanismo di salvaguardia che permetterà all’Ue di intervenire in caso di aumento delle importazioni tale da creare squilibri sul mercato europeo.
Le organizzazioni agricole europee del Copa-Cogeca hanno criticato l’accordo, giudicando eccessive le concessioni fatte a Canberra. Più favorevole Coldiretti, che vede nell’intesa una possibile spinta per l’export agroalimentare italiano, pur chiedendo tutele più forti per le produzioni nazionali e per gli allevamenti.
Indicazioni geografiche e prodotti italiani
L’accordo prevede la protezione in Australia di 165 indicazioni geografiche agricole e alimentari dell’Ue e di 231 relative alle bevande alcoliche. Per alcuni prodotti sono state introdotte soluzioni specifiche legate alle caratteristiche del mercato australiano. Tra i casi più rilevanti c’è il prosecco, che sarà protetto come indicazione geografica europea, ma in Australia potrà continuare a essere usato anche come nome di varietà d’uva entro limiti definiti. Canberra si è inoltre impegnata a bloccare, dopo dieci anni, l’esportazione di vino ottenuto da uva prosecco. Per il parmesan non scatterà la protezione prevista per il Parmigiano Reggiano, mentre per il Pecorino romano l’uso del nome sarà riservato al prodotto realizzato in Italia dopo cinque anni dall’entrata in vigore dell’accordo.
Materie prime e auto
Un capitolo importante riguarda le materie prime critiche. L’Australia dispone di riserve rilevanti di litio, manganese e alluminio, oltre ad altri minerali strategici. L’accordo punta a facilitare l’accesso europeo a queste risorse, eliminando dazi e restrizioni all’importazione. Resta invece in vigore la luxury car tax australiana del 33 per cento sulle auto di lusso importate, anche se Canberra si è impegnata ad alzare la soglia di prezzo oltre la quale la tassa si applica. Secondo la Commissione, a beneficiarne maggiormente saranno soprattutto i veicoli elettrici europei.
I prossimi passaggi
L’intesa dovrà ora essere presentata dalla Commissione al Consiglio dell’Unione europea per la firma e la conclusione. Dopo il via libera del Consiglio servirà il consenso del Parlamento europeo. Solo dopo la ratifica australiana l’accordo potrà entrare in vigore.
