Stagione balneare, 6mila lavoratori a rischio e 10 milioni di danni dal Ciclone Harry. Appello alla Regione per salvaguardare il settore
Concessioni demaniali: «Troppi rinvii e proroghe». Le imprese aderenti a Confindustria Sardegna chiedono un provvedimento urgente per tutelare occupazione e investimenti
Sassari Sono oltre 6mila i lavoratori delle imprese balneari che rischiano di non trovare occupazione nella prossima stagione estiva. E in bilico, nel comparto delle concessioni demaniali marittime, non c’è solo l’occupazione. Anche gli investimenti potrebbero saltare. A denunciarlo sono le imprese aderenti alla Confindustria Sardegna che chiedono alla Regione un provvedimento urgente per salvaguardare investimenti, occupazione e attività previste per la prossima stagione turistica ormai dietro l’angolo.
«Il perdurare della situazione di incertezza, seguita ai rinvii e alle proroghe delle concessioni demaniali marittime – denunciano gli imprenditori –rischia di compromettere ulteriormente la stagione», già pesantemente penalizzata dalle enormi spese di ripristino che i concessionari stanno sostenendo per far fronte ai danni derivanti dal ciclone Harry.
Il conto è salatissimo: «Si parla di circa 10 milioni di danni, ma tale cifra potrebbe essere sottostimata, in un comparto delle concessioni demaniali marittime che comprende strutture alberghiere, stabilimenti balneari, porti turistici, impianti per l’itticoltura e la pesca».
Dopo l’incontro con la Regione Sardegna avvenuto nei mesi scorsi, i rappresentanti delle imprese, che esercitano la propria attività in regime di concessione demaniale marittima per finalità turistico-ricreative, avevano sperato in una soluzione che potesse consentirgli di dedicarsi ai programmi di investimento con maggiore ottimismo.
Come noto – sottolinea Confindustria Sardegna – «l’adeguamento alla Direttiva Bolkestein, imposta dall’UE, prevede procedure concorrenziali per l’assegnazione delle concessioni balneari che mal si adattano alla realtà della nostra regione costituita in gran parte da micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che si occupano della gestione degli stabilimenti balneari prevalentemente stagionali e con notevoli vincoli, connessi all’insularità».
In tutta la Sardegna il comparto produttivo che dipende dalle concessioni demaniali marittime è composto da oltre 550 stabilimenti turistico ricreativi, che comprendono anche gli hotel fronte mare, e 118 altre attività tra porticcioli turistici, approdi, specchi acquei e stabilimenti per pesca e itticoltura.
Le imprese del settore «sollecitano l’intervento regionale finalizzato a individuare una adeguata disciplina normativa che riconosca le specificità delle nostre concessioni demaniali regionali in un’ottica di non assoggettamento alle procedure di evidenza pubblica, considerati anche i limiti della domanda del servizio».
Per questo gli operatori rinnovano la richiesta di un dispositivo normativo che, in linea con quanto effettuato in altre regioni, tuteli le concessioni esistenti e consenta di proseguire con i necessari investimenti.
In assenza di tale provvedimento: «Le imprese si troverebbero ad operare in un regime di incertezza tale da avere inevitabili ripercussioni anche sui livelli occupazionali che tali attività garantiscono per diversi mesi all’anno».
Confindustria Sardegna ribadisce che «è fondamentale intervenire tempestivamente per garantire stabilità al settore, salvaguardare l’occupazione e assicurare un futuro alle imprese che negli anni hanno investito risorse per migliorare l’offerta turistica nell’isola».
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