Sospesa la professoressa che ha tagliato ciocche di capelli a due alunne
Sui contorni della vicenda emergono versioni non del tutto univoche. La docente avrebbe ammesso il gesto, mentre tra gli studenti circolano interpretazioni differenti
Mestre È stata una mattinata lunga e tesa quella di lunedì 20 aprile all’istituto “Bellini” di Venezia-Mestre, dove la dirigente Antonina Randazzo ha incontrato le due studentesse coinvolte, i genitori e la docente supplente protagonista dell’episodio. L’obiettivo era ricostruire quanto accaduto e riportare serenità nella comunità scolastica.
Nel frattempo, all’insegnante è stata notificata la sospensione cautelativa in attesa della conclusione del procedimento avviato dall’Ufficio scolastico regionale del Veneto. «Il procedimento è stato avviato – ha spiegato il direttore Marco Bussetti – vista la complessità ho chiesto la sospensione cautelativa». L’istruttoria proseguirà nelle prossime settimane: non si escludono ulteriori provvedimenti, fino al licenziamento, qualora emergano profili penali. Eventuali sviluppi potrebbero coinvolgere anche la Procura, in caso di denuncia da parte delle famiglie.
L’episodio risale alla scorsa settimana. Durante una supplenza breve, una professoressa di Lettere avrebbe reagito in modo improvviso alla richiesta di chiarimento di una studentessa di terza media sul riassunto da svolgere. Secondo le ricostruzioni, avrebbe preso una forbice e tagliato una ciocca di capelli alla ragazza, lunga circa dieci centimetri. Una compagna intervenuta per protestare sarebbe stata a sua volta colpita da un analogo gesto. Da lì la reazione dei genitori.
Sui contorni della vicenda emergono versioni non del tutto univoche. La docente avrebbe ammesso il gesto, mentre tra gli studenti circolano interpretazioni differenti. Il giorno successivo, alcuni compagni avrebbero portato un mazzo di fiori all’insegnante. All’esterno della scuola, i genitori esprimono sconcerto e parlano di «danno alla dignità dell’istituto», pur sottolineando la necessità di chiarire il contesto in cui si è verificato l’episodio.
La preside Randazzo ha mantenuto una linea di prudenza: «Non ho altro da aggiungere. La scuola e l’Ufficio scolastico regionale hanno provveduto per quanto di competenza». Ha quindi richiamato il lavoro educativo svolto dall’istituto e la necessità di «ripristinare al più presto la serenità» all’interno della comunità scolastica.
Dura la posizione della Regione. «La scuola deve essere un luogo sicuro e rispettoso – ha dichiarato l’assessore all’Istruzione Valeria Mantovan – qualsiasi comportamento che si discosti da questi principi è inaccettabile. Se i fatti fossero confermati, si tratterebbe di un gesto estremamente grave». Chiesta una rapida e completa ricostruzione dell’accaduto.
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