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Pronti sulle urgenze ma la prevenzione arranca: la fotografia della Sanità in Sardegna – Le liste d’attesa ancora al palo

di Luigi Soriga
Pronti sulle urgenze ma la prevenzione arranca: la fotografia della Sanità in Sardegna – Le liste d’attesa ancora al palo

Agenas certifica un peggioramento: il cortocircuito nelle visite specialistiche ambulatoriali, meno di una su due viene garantita in 30 giorni

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Sassari L'ospedale salva la vita, ma l'ambulatorio sbarra la porta. È una sanità a due velocità quella che emerge dall'analisi dei flussi nel primo quadrimestre del 2026. Se il sistema regge l'urto delle emergenze, il vero cortocircuito si consuma sulle visite specialistiche ordinarie, trasformando il diritto alla cura in un percorso a ostacoli.

Il report Agenas

I numeri del report Agenas non ammettono repliche e certificano un peggioramento sistemico: la quota delle prime visite garantite nei tempi scivola al 62,5%, con un arretramento di quasi sei punti percentuali rispetto al 68,3% dello stesso periodo del 2025. La frattura del sistema sanitario sardo risiede nel peso specifico delle priorità. La macchina funziona molto bene dove i numeri sono più piccoli e le urgenze maggiori: le visite urgenti (da erogare entro 3 giorni) rappresentano appena il 2,8% del totale, e vengono garantite nel 99,5% dei casi. Le brevi (entro 10 giorni) pesano per l'11,9% e sono puntuali al 99,2%. Il problema esplode su tutto il resto. Oltre l'85% della domanda sanitaria dell'Isola si concentra infatti nelle classi differite (43,3%) e programmate (41,9%). È proprio qui, dove si accumula il grosso della richiesta ordinaria, che il sistema mostra la sua fragilità più evidente.

Collasso della Classe D

Il nervo scoperto si trova nella cosiddetta “Classe D”, le visite differite che la normativa impone di garantire entro 30 giorni. Qui la puntualità precipita al 43,6%, bruciando quasi dieci punti in un anno (era al 52,5% nel 2025). Significa che meno di una visita differita su due viene garantita nei tempi previsti. Per i cittadini le attese si fanno estenuanti: il 26,2% delle prenotazioni in questa fascia finisce oltre i 121 giorni, arrivando a superare di quattro volte il limite massimo consentito. Anche la classe P, quella programmata entro 120 giorni, arretra dal 72,6% al 69,1%. In questo comparto compaiono code lunghissime e allarmanti: una quota del 4,1% delle prenotazioni supera i 301 giorni, costringendo i pazienti a quasi dieci mesi di attesa.

Eccellenze e maglie nere

Scendendo nel dettaglio delle singole specialità, quasi tutte le specialità garantiscono tempi eccellenti (tra il 98% e il 100%) sulle urgenze, incluse branche come l'Oculistica, l'Endocrinologia, l'Urologia e la Medicina fisica e riabilitazione. C'è però un'eccezione evidente da monitorare: la prima visita Cardiologica si ferma all'86,2%. Pur non essendo un dato disastroso, è il più basso della serie e pesa enormemente trattandosi di un'area clinica dove il tempo può fare la differenza. La doppia faccia del sistema è perfettamente incarnata dalla Chirurgia vascolare. Se per le priorità massime la tenuta sfiora il 98%, nella classe differita la situazione cambia radicalmente: solo il 37,4% delle visite viene garantito entro i 30 giorni. Il 60,7% delle richieste va fuori tempo massimo. Forti scompensi si registrano anche nelle programmate della stessa branca, dove il 26,6% dei pazienti sfora il tetto dei 156 giorni di attesa.

Fine settimana “spenti”

Nel primo quadrimestre 2026 le prime visite prenotate in Sardegna sono state in totale circa 169.920. A pesare come un macigno sul cronico problema delle liste d'attesa è un dato strutturale: il sistema non sfrutta le giornate di chiusura. La quasi totalità degli appuntamenti viene fissata dal lunedì al venerdì. Su quasi 170milaspazi, le prenotazioni collocate nel fine settimana sono state circa 354, meno dello 0,3%. La macchina organizzativa sembra dunque rinunciare quasi completamente all'utilizzo del sabato e della domenica come valvola di recupero essenziale.

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