La Nuova Sardegna

Gli scavi

Nella necropoli specchi di bronzo e gioielli. Sotto il pastificio la scoperta archeologica è straordinaria – I dettagli

di Ilenia Mura

	I sepolcri - Foto Soprintendenza Abap Napoli
I sepolcri - Foto Soprintendenza Abap Napoli

Il vero tesoro risiede nei ricchissimi corredi funerari rinvenuti all'interno dei sepolcri: attesi studiosi da tutto il mondo

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Napoli «Cosa succede quando una scoperta archeologica diventa patrimonio condiviso ancora prima di essere raccontata nei libri?» Il quesito arriva dalla Soprintendenza ABAP per l'Area Metropolitana di Napoli che ha recentemente presentato al mondo una incredibile scoperta archeologica che ha ridisegnato la mappa storica del territorio italiano, portando alla luce una necropoli risalente al VI secolo a.C. e custodita esattamente sotto le fondamenta di uno storico pastificio locale. Volete sapere di quale pastificio storico si tratta? Esattamente il Pastificio Garofalo di Gragnano, che ha di diritto preso parte alla presentazione dei risultati della campagna di scavo 2025–2026 della necropoli arcaica di Via dei Pastai che ha raccontato qualcosa di unico: un intervento nato dall'archeologia preventiva che, grazie al lavoro e alla passione condivisa tra il pubblico e il privato, ha portato alla luce un contesto di eccezionale valore scientifico.

I lavori di ammodernamento dello stabilimento industriale si sono trasformati in uno scavo di eccezionale rilevanza scientifica quando gli operai si sono imbattuti nelle prime strutture murarie sotterranee, allertando immediatamente la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Gli archeologi, scesi nei sotterranei della fabbrica, si sono trovati di fronte a una serie di tombe monumentali intatte, miracolosamente scampate ai saccheggi dei tombaroli e al peso dei macchinari soprastanti.

Il vero tesoro risiede nei ricchissimi corredi funerari rinvenuti all'interno dei sepolcri, che testimoniano l'alto rango sociale dei defunti e la fitta rete di scambi commerciali dell'epoca. Tra i reperti recuperati spiccano vasi in ceramica finemente decorati, anfore da trasporto che contenevano olio e vino, specchi in bronzo, armi in ferro e una straordinaria collezione di gioielli in oro e ambra di eccezionale fattura. La coesistenza tra la produzione della pasta e la storia millenaria rappresenta un cortocircuito temporale affascinante, unendo idealmente l'antica tradizione alimentare e commerciale della regione alle sue radici culturali più profonde. Gli esperti sono già al lavoro per catalogare e restaurare i singoli pezzi, con l'obiettivo di ricostruire i rituali funebri e la vita quotidiana di questa comunità aristocratica finora sconosciuta. L'azienda ha annunciato la massima collaborazione con le autorità e l'intenzione di integrare i reperti in un percorso espositivo permanente all'interno della struttura, coniugando così l'archeologia industriale moderna con la valorizzazione del patrimonio antico. La scoperta promette di attirare studiosi da tutto il mondo e di ridefinire le dinamiche di popolamento dell'Italia preromana, dimostrando come il sottosuolo della penisola continui a riservare sorprese capaci di riscrivere la storia.

Il tesoro sotto l’antico pastificio raccontato dall’ABAP 

«Tombe straordinariamente conservate e corredi funerari unici, comprensivi di resti organici di pregevole rarità come tessuti e legno, ci raccontano oggi vividamente la storia dell'antico Ager Stabianus, fatta dalle abitudini e dalla quotidianità dei suoi abitanti e il ruolo di questo territorio nelle reti commerciali del Mediterraneo del VI secolo a.C. 

Ma ciò che ha colpito maggiormente è stata l'atmosfera che si è respirata durante l'evento: un clima di armonia, dialogo e condivisione tra istituzioni, impresa, giornalisti, studiosi e cittadini. Un momento in cui è apparso chiaro come il patrimonio culturale appartenga a tutti e come la sua tutela possa diventare un'occasione di partecipazione collettiva.

La risposta e l'interesse del pubblico conferma che il messaggio è arrivato: l'archeologia preventiva non è soltanto uno strumento di tutela, ma un'opportunità per conoscere il territorio, rafforzarne l'identità e restituire alla collettività una parte della propria memoria».

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