L’Eni “taglia” la centrale a biomasse

Immediata risposta del sindacato che ha proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori dell’ex polo petrolchimico

SASSARI. Stato di agitazione dei dipendenti dell’Eni del polo industriale di Porto Torres. A proclamarlo i segretari di Filctem-Cgil Massimiliano Muretti, di Femca-Cisl Luca Velluto e di Uiltec-Uil Giovanni Tavera in seguito all’ufficializzazione da parte dell’Eni del ridimensionamento del progetto della chimica verde. Un progetto che, una volta arrivato a pieno regime, dovrebbe dare occupazione diretta a 790 fra tecnici e operai.

Lo scorso 8 gennaio, infatti, nel corso di un incontro con i segretari nazionale delle tre organizzazioni sindacali, i vertici dell’Eni hanno annunciato che la centrale a biomasse è stata cancellata dal programma di investimenti per la riconversione del polo petrolchimico di Porto Torres. Un taglio agli investimenti da 230 milioni di euro, che significava anche una consistente spallata alla disoccupazione per non meno di quattro anni.

Una decisione unilaterale da parte dell’Eni, denunciato le organizzazioni sindacali, che i vertici aziendali avrebbero preso già all’inizio dello scorso anno. «Un fatto gravissimo – sottolineano Muretti, Valluto e Tavera – che evidenzia la palese volontà di estrometterci dal confronto proprio nel periodo durante il quale eravamo impegnati nel favorire il rilascio delle autorizzazioni per la costruzione e la gestione dell’impianto e che palesa in modo inequivocabile la scelta di ridimensionare il valore e la qualità degli investimenti, sottraendo al progetto 230 milioni di euro, pari a un terzo del totale».

La decisione dell’Eni di rinunciare alla centrale a biomasse in autunno era stata anticipata alle organizzazioni sindacali dall’amministratore delegato di Matrìca Catia Bastioli, ma quella era stata una comunicazione informale e per giunta non dei vertici di Eni, Versalis o Syndial. Ma dall’incontro della scorsa settimana, secondo le organizzazioni sindacali, è emersa anche la volontà di un sostanziale cambio di prospettive rispetto al protocollo di intesa del 2011. «Gli investimenti che secondo il protocollo si realizzano per generare il mercato e aggredirlo prima dei competitor – ricordano Filctem, Femca e Uiltec –, oggi sono subordinati alla eventuale richiesta del mercato».

Altro aspetto contestato dalle organizzazioni sindacali è il ruolo attribuito a Matrìca che per Cgil, Cisl e Uil «è il mezzo con il quale l’Eni sviluppa il progetto e non la società che investe». L’Eni, insomma, è il soggetto responsabile del progetto. Per il sindacato appare evidente la volontà dell’Eni di «stravolgere il protocollo nella sostanza e nel metodo senza che tutti i soggetti sottoscrittori si siano confrontati nel merito, come previsto dallo stesso accordo».

La risposta di Filctem, Femca e Uiltec non poteva essere che una sola: la proclamazione dello stato di agitazione di tutti i lavoratori Eni (Matrìca, Syndial e Versalis) preannunciando «la volontà di dare corso a ulteriori forme di lotta, capaci di coinvolgere l’intero territorio».

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