Geometra denuncia Equitalia per estorsione

Il professionista si è rivolto alla Procura: «Mi hanno ipotecato un terreno per poi chiedermi soldi che io non devo affatto»

SASSARI. Ogni mese la pensione arriva puntuale. E questo è piuttosto strano, perché farebbe pensare che i contributi versati siano in regola. Eppure a parer di Equitalia le cose non stanno affatto così, e il geometra Alfonso Chessa dovrebbe ancora alla suo ente di previdenza 6 milioni di vecchie lire, cioè i contributi di 13 anni, dal 1987 al 2000. E convinta del fatto suo, l’ente di riscossione nel 2009 ha acceso un’ipoteca su un terreno di proprietà del geometra, senza preavvisarlo. «Me ne sono accorto quando sono andato in banca per chiedere un finanziamento – dice Alfonso Chessa – ero convinto di poter offrire una garanzia attraverso il terreno, ma dalle verifiche è emersa l’ipoteca giudiziaria». Solo l’anno successivo, nel 2010, assieme alle cartelle esattoriali Equitalia comunica al professionista l’esistenza dell’ipoteca. E dato che a tutt’oggi la proprietà non è stata liberata dai vincoli, ma soprattutto siccome Alfonso Chessa è strasicuro di aver versato sino all’ultima lira, ha raccolto tutta la documentazione e si è rivolto al Procuratore generale di Cagliari. E in quella sede ha denunciato Equitalia per estorsione e per abuso.

«Equitalia prima di procedere nei miei confronti – sostiene Chessa – avrebbe dovuto svolgere degli accertamenti accurati. Si sarebbe resa conto che io non solo ero in regola con i pagamenti, non solo non mi trovo in una posizione debitoria, ma è l’esatto contrario. Mi devono restituire circa due milioni e mezzo di lire, perché ho versato più del dovuto. Eppure mi ritrovo con un terreno ipotecato, con grave danno materiale, nel tentativo di indurmi a pagare una somma che io non devo affatto. Questa a casa mia, e per la Legge italiana, si chiama estorsione».

La storia, in sintesi è questa: il 6 giugno 1997 la Cassa Geometri ha informato Chessa della sua situazione debitoria di 6 milioni di lire. Il professionista invia la somma, e nel ’99 versa altri soldi alla Bps riscossioni. E poi nel 2000, per non effettuare doppi versamenti, autorizza la Cassa Geometri a trattenere dalla pensione ogni altra cifra dovuta. Il 9 gennaio 2001 l’ente di previdenza comunica al geometra che la sua posizione è regolarizzata, e che anzi dovrà ricevere indietro circa due milioni e mezzo di lire. Ma dovrà essere la Bps a risarcirlo. Questo però non avviene. Anche perché nel 2006 c’è il passaggio di consegne tra la Bps ed Equitalia, e in questo frangente cominciano i grattacapi per Alfonso Chessa. «La Bps, pur essendo stata avvertita dalla Cassa Geometri che la mia posizione era in regola, ha consegnato a Equitalia una documentazione che ha indotto il nuovo ente di riscossione a richiedere i contributi dal 1987 al 2000. Ma questa non è una giustificazione per Equitalia, perché prima di accendere l’ipoteca avrebbe dovuto accertare la regolarità degli atti». La vicenda finisce davanti a un giudice, al quale il geometra Chessa chiede la cancellazione immediata dell’ipoteca e invita Equitalia a produrre i documenti che giustificassero le sue richieste e i suoi provvedimenti. «Ma Equitalia non poteva e non può produrre niente – dice Chessa – perché niente ha ricevuto dalla Bps. Ecco perché nel 2014, di fronte alla Commissione tributaria provinciale, nelle due udienze il rappresentante di Equitalia non si è mai presentato. Ed ecco perché, alla fine, ho deciso di formalizzare una denuncia in Procura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes