Truffa, confiscato «tesoro» da 18 milioni

Nei guai Lorenzo Pintore, sassarese, da anni operativo tra Roma e Tarquinia. Il patrimonio immobiliare passa allo Stato

SASSARI. Tre anni fa gli avevano sequestrato beni per un valore di 18 milioni di euro tra abitazioni e aziende a Roma e in provincia. Ora è scattato il provvedimento di confisca e il patrimonio è stato definitivamente trasferito nella disponibilità dello Stato. Al centro dell’inchiesta Lorenzo Pintore, 68 anni, sassarese ma da tempo fuori dalla Sardegna, tanto che nella banca dati delle forze dell’ordine non risulta un recapito ufficiale a Sassari. Il suo domicilio attuale è a Tarquinia.

Il decreto definitivo di confisca è stato emesso dalla corte suprema di cassazione - sesta sezione penale - e i finanzieri del comando provinciale di Roma e del Servizio centrale investigazioni criminalità organizzata hanno dato esecuzione al provvedimento che ha riguardato 23 unità immobiliari (situate a Roma, Guidonia Montecelio, Capena, Ladispoli, Cerveteri, Santa Marinella e Tarquinia), cinque auto, due società commerciali, quote societarie di quattro persone giuridiche, rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni. Il tutto per un valore complessivo pari a 18 milioni di euro. Il Tribunale di Roma ha, inoltre, disposto per Lorenzo Pintore l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno per la durata di due anni.

L’azione eseguita dalla guardia di finanza (mobilitati il Nucleo di polizia tributaria-Gico di Roma, lo Scico e la stazione navale di Civitavecchia) fa seguito a quelle che vengono definite «plurime evidenze investigative» che avrebbero consentito di qualificare Lorenzo Pintore come «specializzato nel settore delle truffe immobiliari». In qualità di promotore finanziario di società operanti nel settore della compravendita immobiliare (intestate a prestanome), secondo gli inquirenti avrebbe ottenuto acconti dagli acquirenti, salvo poi rendersi irreperibile al momento della stipula dei rogiti. In altri casi avrebbe, invece, fatto lievitare il prezzo di vendita di ville attraverso ripetute vendite fittizie (a favore di soggetti di comodo) fino a giungere all’ultimo acquirente che richiedeva il mutuo e - una volta concesso - non veniva rimborsato.

Un giro vorticoso di operazioni, le somme messe insieme con l’ingegnoso quanto spregiudicato sistema venivano poi utilizzate - secondo l’accusa - venivano utilizzate per investimenti finalizzati ad accrescere il patrimonio personale di Lorenzo Pintore.

La complessa attività di polizia economico-finanziaria era finita all’attenzione della procura della Repubblica del Tribunale di Roma che aveva disposto una intensificazione delle indagini e valutato l’ingente patrimonio nella disponibilità dell’indagato, assolutamente sproporzionato rispetto al reddito dichiarato.

I sospetti degli inquirenti avevano trovato conferma nello sviluppo dell’attività investigativa che ha richiesto un lungo periodo di lavoro. Così era arrivato prima il sequestro dell’ingente patrimonio, poi la confisca in via definitiva del «tesoro» di Lorenzo Pintore che ora diventa di proprietà dello Stato.

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