Sequestrato il terminal crocieristico

Porto Torres, blitz della guardia di finanza: sigilli al cantiere che procede a rilento da cinque anni, indagine nazionale

SASSARI. Nata male e finita peggio. La struttura progettata per accogliere i passeggeri delle navi da crociera - in un’area portuale dove le navi da crociera non arriveranno mai -è stata sequestrata ieri mattina dalla guardia di finanza. Le fiamme gialle hanno eseguito un provvedimento preventivo emesso dal Tribunale di Roma nell’ambito di un procedimento che potrebbe riservare novità nei prossimi giorni.

Pochi gli elementi trapelati ieri: si sa che si tratta di una indagine nazionale e che nel mirino è finita l’opera del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che avrebbe dovuta essere destinata «provvisoriamente a terminal portuale». L’iter è stato seguito dal Genio civile Opere Marittime fin dal maggio del 2010 quando è avvenuta la consegna dei lavori (che si sarebbero dovuti concludere 24 mesi più tardi) all’impresa «Lakit srl» di Roma. Un percorso tortuoso e mai definitivamente chiarito quello della originaria «tensostruttura Lunardi» (dal nome dell’allora ministro che si adoperò per rendere disponibile il finanziamento di oltre 3milioni e 200mila euro. Inizialmente l’opera era prevista nel porto industriale, poi - quasi fosse dotata di ruote - è scivolata verso lo scalo commerciale e collocata in posiziona sopraelevata rispetto all’altra incompiuta, la famosa «gradinata» prevista dal Comune di Porto Torres che ha avuto proprio di recente il via libera dell’Autorità Portuale e con un finanziamento messo a disposizione dalla Regione dovrebbe arrivare finalmente a compimento.

Per il terminal crocieristico, invece, la sorte sembra segnata. Il progetto, con quei pilastri che rappresentano il simbolo dell’ennesima incompiuta, non aveva mai incontrato particolare gradimento, anche dal punto di vista dell’impatto ambientale. Una volta completa, infatti, la struttura avrebbe coperto completamente la visuale verso il mare ai passeggeri presenti nella stazione marittima «Nino Pala» che sorge a pochi metri di distanza.

Pare che anche il Comune avesse fatto pervenire alcune osservazioni per quel «castello» destinato a crescere in altezza e che, in cinque anni, ha fatto registrare lunghe interruzioni e un avanzamento molto lento.

I lavori erano stati interrotti troppe volte, e la ripresa era stata sempre incerta e con pochi operai che - alla fine - si erano ridotti a un paio.

Nessuno ha mai avuto da ridire in termini seri, non si sa perché una situazione simile è stata tollerata così per tanto tempo e senza che siano stati adottati provvedimenti adeguati nei confronti dei responsabili. Ora, l’intervento della guardia di finanza, che viaggia su una indagine nazionale partita da Roma apre interrogativi inquietanti. L’ordine di sequestro è del 23 marzo ma è stato eseguito tecnicamente ieri mattina, e già oggi il Nucleo di polizia tributaria di Roma potrebbe fornire qualche elemento in più su ciò che sta succedendo. Specie se la storia dell’incompiuta turritana può essere collegata ad altre vicende sarde.

Di certo, stante la situazione, appare assai improbabile che l’opera possa essere completata. E forse questa può essere l’occasione per fare chiarezza in quell’angolo di porto dove è stato radunato troppo cemento armato, in larga parte inutile.

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