Sestos, gli abiti della tradizione in mostra

Sesta edizione dell’appuntamento dedicato al vestire isolano. Il Manos de Oro a Maurizio Savoldo

ITTIRI. Ittiri, centro in cui il vestiario popolare permane ancora presso numerose donne, prevalentemente di età avanzata, dove quasi tutte le famiglie possiedono un abito tradizionale, è da sei anni la sede di “Sestos, appuntamento annuale per studiare, conoscere, rispettare, e continuare la tradizione vestimentaria della Sardegna.

Grazie all'associazione culturale “Ittiri Cannedu”, presieduta da Piero Simula, sabato scorso, si è tenuta, al Teatro Comunale, la sesta edizione di questo suggestivo appuntamento con la tradizione del vestire sardo.

Numerose le persone convenute per vedere i costumi di molti centri dell'isola, alcuni indossati da belle ragazze e aitanti giovanotti, e sentire gli esperti che hanno analizzato i vari costumi con dovizia di particolari, con richiami storici sull'origine di tessuti, dei gioielli e dei colori.

Gianmario Demartis esperto conoscitore del costume ittirese ha elencato, illustrando il ricco costume femminile, nel più fine dettaglio, l'origine, il significato e i motivi, spesso scaramantici, che portarono, nel tempo, alla creazione di anelli, orecchini, collane, gonne, busti, “coritti” (corpetto di velluto finissimo) e quant'altro connota uno dei costumi più conosciuti e più affascinanti della Sardegna.

Nel corso delle precedenti edizioni molti paesi dell'isola (Cabras, Sestu, Quartu Sant'Elena, Monserrato, Busachi, Bitti, Samugheo, Sennori, Ossi e Valledoria) hanno presentato e illustrato i propri costumi. Quest'anno la serata conclusiva è stata preceduta da una mostra etnografica dedicata al copricapo del costume femminile ittirese, curata da Gianmario Demartis con l'ausilio di Mario Fancellu e Rosa Cossu e due mostre fotografiche, i “Retrattos” di Alessandro Spiga, a Sassari, presso il negozio Bagella e il Museo Sanna, che rimarranno aperte, rispettivamente, fino al 14 e al 19 aprile.

Francesco Urru ha illustrato, in maniera sintetica e molto efficace la storia dell'abito di Samugheo, dall'uso reale a quello folkloristico. Roberto Bullita ha descritto il vestiario tradizionale di Sestu, mentre Alessandro Spiga, “convertito ai costumi”, ha trasmesso la sua esperienza di fotografo naturalista.

Il premio “Manos de Oro 2015”, destinato ad un artigiano che si sia particolarmente distinto nella confezione di abiti popolari o suoi componenti, è stato assegnato a Maurizio Savoldo di Atzara, per la sua attività di ricercatore ed imprenditore impegnato nella tintura di tessuti con tecniche tradizionali.

Vincenzo Masia

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