Ebola, decontaminata a Sassari la casa dell’infermiere ammalato

La decontaminazione dell'appartamento di venerdì 22

Lunedì 25 fino a notte l’intervento di una ditta milanese. Va avanti l’indagine della Procura sulla gestione dell’emergenza

SASSARI. Si è completata lunedì 25 a tarda sera la sanificazione dell’appartamento dove vivono i familiari dell’infermiere sassarese affetto dal virus Ebola in cui il 37enne si era fermato per qualche giorno al suo rientro dalla Sierra Leone.

Dopo il primo intervento abbastanza “spettacolare” di venerdì 22, con gli operatori della Verde Vita , società sassarese specializzata nel pronto intervento ambientale, entrati nell’appartamento nella parte sud della città dalle finestre attraverso un elevatore (che ha evitato il passaggio nelle parti comuni del condominio, ma anche attirato in maniera impropria l’attenzione dei vicini), ieri è intervenuta in maniera decisamente più discreta una ditta milanese. Che, dopo il trattamento a base di ipoclorito di sodio nella stanza che aveva ospitato l’infermiere della scorsa settimana, ha sanificato il resto della casa attraverso una “nebbia secca” di perossido di idrogeno nebulizzato, una tecnica che consente di disinfettare a fondo senza rovinare i mobili.

E, mentre a Sassari si mette in sicurezza l’abitazione dei familiari la situazione sanitaria del cooperante di Emergency si è lievemente aggravata. Il 37enne infatti, come comunica lo staff dello Spallanzani di Roma nel quale è ricoverato da mercoledì 13, «da ieri presenta sintomatologia febbrile», ma «rimane vigile, collaborante e con parametri vitali nella norma». Inoltre, «si alimenta autonomamente ed assume terapia reidratante per via orale».

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Insomma, come d’altronde annunciato, la battaglia sarà lunga. E non sarà la sola. Si annuncia complessa infatti anche l’inchiesta sul caso Ebola, aperta nei giorni scorsi dalla procura della Repubblica di Sassari. Dagli uffici di via Roma fanno sapere che resta ancora vuoto il registro degli indagati nell’inchiesta. Con il procuratore Paolo Piras, reggente in attesa del nuovo capo, che ha prima intenzione di far luce a 360° su eventuali responsabilità e carenze nella gestione del trattamento e del trasferimento dell’infermiere sassarese di 37 anni che, dopo aver contratto il virus in Sierra Leone, dove lavorava come volontario, è stato ricoverato prima a Sassari e poi a Roma. Ma anche su tutte le fasi della gestione del caso, comprese quelle delle schermaglie mediatico-politiche durante le quali sono emersi dati sensibili del paziente e dei suoi familiari, che sarebbero dovuti esser tutelati.

Il trasporto dell'infermiere ammalato con un C130

L’inchiesta è ancora ai primi passi e avrà tempi probabilmente lunghi. Dalla Procura saranno quasi certamente richiesti i documenti che la Asl sassarese ha raccolto per l’indagine interna. Le indagini dovranno quindi verificare se il protocollo ministeriale previsto per il contagio da Ebola sia stato seguito a dovere o se in qualche passaggio, dall’arrivo del malato a Sassari via Roma, nella cura dei campioni di sangue o nel suo trasferimento allo Spallanzani si siano verificate inadempienze.

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