Sassari, nuovo allarme: «Il costone di Chighizzu può crollare»

Tore Piana mostra le carte di uno studio specializzato: «Pericolo concreto, certificato anche nel piano urbanistico»

SASSARI. Il costone roccioso di Chighizzu che incombe sull’ingresso della seconda galleria della 131, in direzione Sassari, è a rischio crollo.

E la situazione di pericolo, estremo, è talmente nota da essere pubblicata nel Buras regionale dall’11 dicembre 2014 in allegato al piano urbanistico comunale di Sassari.

Dove, nella parte che riguarda lo studio di compatibilità geologica, si sottolinea che «sono state rilevate marcate discontinuità strutturali sia alla sommità del Costone, rappresentate dalla fratturazione ben visibile anche dalla Statale.

Esistono alcune emergenze. E sono evidenti alcune porzioni del costone in indubitabile stress tensionale».

Il costone. Torna alla carica il coordinatore regionale di Italia Unica Tore Piana. Per nulla soddisfatto della risposta dell’Anas che (pur essendosi limitato ufficialmente solo a protocollare la segnalazione) ha replicato che il tratto di roccia è in sicurezza e costantemente monitorato dai tecnici, e che nessun intervento è necessario.

«Non è vero – sottolinea Piana – come dimostra la scheda del Puc, che la Regione conosce avendola approvata. E come dicono i tecnici, massimi esperti del settore, che Italia Unica ha deciso di interpellare, e che hanno redatto una relazione ufficiale che non lascia spazio a dubbi».

L’esperto. L’esperto interpellato è l’ingegnere Giovanni Patteri. Che, con il suo studio associato, è tra i più qualificati a livello nazionale per studi di fattibilità e di impatto ambientale, idrogeologici e geotecnici. Lo stesso che ha progettato e diretto i lavori di Consolidamento della Falesia di Capocaccia, per fare un esempio, assai simili per tipologia di roccia, anche se decisamente più estesi, visto che riguardavano 10 ettari di parete rocciosa.

La relazione. «Sto effettuando – sottolinea Patteri nella sua relazione – a soli fini conoscitivi sto un monitoraggio dell’area di Chighizzu fin dall’aprile 2015». E poi, dopo aver dettagliatamente elencato i potenziali fenomeni di dissesto presenti nella parete, con tanto di documentazione fotografica allegata, conclude: «Risulta evidente la condizione di instabilità strutturale di ampi tratti di parete, come peraltro già indicato nell’allegato L al Puc. È inoltre evidente che le opere realizzate per la mitigazione del rischio da frane siano totalmente inadeguate al contenimento dei volumi rocciosi in caso di distacco.

Si ritiene necessario procedere ad opere di consolidamento della parete o quanto meno (in tempi brevi) alla realizzazione di iniezioni di sigillatura con resine epossidiche ai fini di ridurre l’infiltrazione dell’acqua lungo le linee di fatturazione o mitigare il fenomeno di progressione della fratturazione in atto».

Il rischio. Parole che non sembrano lasciare spazio a dubbi: il rischio c’è ed è noto. Come l’intervento da mettere in atto. Già fatto in scala molto maggiore, per citare l’esempio di Capo Caccia, in soli tre mesi e con costi relativamente contenuti (si parla di poco più di mezzo milione).

«Con le nuove tecniche di abbattimento controllato – sottolinea Piana – non si usano esplosivi, il rischio e minimo e i tempi anche. A Capo Caccia il costone interessava oltre una decina di soggetti, e fu necessaria una complessa fare preparatoria, che a Sassari potrebbe essere molto più snella. E i fondi si potrebbero trovare centro il tanto sbandierato patto per la Sardegna da un miliardo. O comunque da quelli per la lotta al dissesto idrogeologico. Risulta evidente che, nelle more di questo, è indispensabile almeno un intervento di consolidamento, come consigliato dagli ingegneri, che sottolineano che le attuali protezioni sono assolutamente inefficaci in caso di un crollo medio grosso. Risulta incredibile che Anas, Comune e Regione preferiscano girarsi dall’altra piuttosto che prendere atto di una situazione a loro già nota. Che mette a rischio la vita delle migliaia di automobilisti che sotto quel costone passano ogni giorno».

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