Otto tartarughe killer a zonzo a Platamona

Gli agenti della Forestale hanno recuperato gli esemplari di trachemys scripta La testuggine americana è aggressiva, carnivora e capace di divorare gli uccelli

SASSARI. L’aria è quella mansueta e pigra della tartaruga di mare. E infatti una coppia che passeggiava sul litorale del sesto pettine di Platamona l’ha scambiata per la classica caretta caretta, come al solito spiaggiata, un po’ in difficoltà, che non riesce a riguadagnare la via del mare.

Invece le orecchie gialle sono un segno inconfondibile, e bene hanno fatto gli innamorati a non provare a darle una spintarella di incoraggiamento. Perché l’esotica Trachemys scripta, meglio nota come tartaruga palustre americana, o tartaruga azzannatrice, non è esattamente così affabile come sembra.

Sul web è pieno di video dove si vede questa simpatica testuggine caricare sulle zampette per poi saltare e cercare di mordere i polpastrelli dei padroncini. Non è un caso che sia finita nella black list delle specie più pericolose: un killer seriale della biodiversità, degli habitat naturali e degli econosistemi locali.

Antonio Nurchis, del corpo Forestale di Porto Torres, l’ha riconosciuta a prima vista. Purtroppo nello stagno di Platamona è diventata una presenza ormai familiare ed estremamente invasiva. A farne le spese sono tutte le altre colleghe lacustri autoctone e soprattutto i loro piccoli: le Emys orbicularis, sono molto più pacifiche, e dunque non competitive nella spietata catena alimentare.

«La Trachemys sta diventando molto pericolosa – spiega Nurchis – minaccia altre specie, si adatta facilmente al clima e all’ambiente, è in grado di divorarsi un germano reale. Purtroppo la gente prima le acquista e poi se ne disfa, senza sapere le conseguenze nell’ecosistema. Liberarle è assolutamente vietato dalla legge, sono estremamente infestanti, e da agosto chi acquista e detiene negli acquari domestici questa specie è obbligato a denunciarla».

Poi c’è un altro grande problema: per questi clandestini col guscio non esiste una normativa di riferimento, e quindi chi li raccoglie si ritrova tra le mani un bel grattacapo. «Noi le consegniamo al centro faunistico di Bonassai – spiega Antonio Nurchis – e lì vengono custodite all’interno di una gabbia. Ma poi non c’è una direttiva che dica come comportarsi, e per fare chiarezza sarà necessaria una interrogazione parlamentare».

Quindi il destino e la detenzione della tartaruga del Sesto pettine passerà attraverso Montecitorio.

E non sarà comunque la sola: infatti le guardie forestali, due ore dopo la prima segnalazione, ne hanno ricevuto un’altra. E verso la Rotonda di Platamona hanno trovato un’altra famigliola di Trachemys scripta, composta da mamma più sei figlioletti. Quindi è probabile che qualcuno abbia emesso un decreto di sfratto dall’acquario casalingo e abbia lasciato per strada tutti gli inquilini.

Ed è una fortuna che non siano stati abbandonati all’interno dello stagno, perché sarebbero stati già in buona compagnia, avrebbero rimpolpato la già nutrita comunità esotica di quattrocento esemplari, e nell’arco di pochi anni colonizzato l’intera area sic. E il loro menù carnivoro avrebbe messo in serio pericolo specie come pollo sultano, germano reale, svasso, martin pescatore, airone bianco e rosso, folaga che non erano certo abituati a guardarsi le spalle da tartarughe killer.

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