Hiv: sempre più i casi e i malati ignari

Malattie infettive ha in carico 1200 pazienti, ma ci sono circa 400 malati che scopriranno la patologia a distanza di anni

SASSARI. L’Hiv fa molta meno paura che in passato, perché per fortuna del virus da immunodeficienza non si muore più. Però questa rassicurazione ha avuto una conseguenza devastante: la gente ha abbassato la guardia, ha smesso di informarsi e la patologia si sta diffondendo in maniera subdola.

Alla clinica di Malattie infettive dell’Aou di Sassari il numero di pazienti è in crescita. Il trend è di una ventina di nuovi casi all’anno. Ed è una spirale che non si arresterà nel breve periodo.

Attorno al centro gravitano circa 1200 persone con Hiv riconosciuti, e di questi 800 assumono le terapie antivirali e vengono monitorati regolarmente. Il problema non sono tanto questi numeri che rientrano nelle statistiche, ma coloro che sfuggono. I dati nazionali dicono infatti che ai casi conosciuti bisogna aggiungerne un terzo in più. Sono coloro che hanno contratto l’Hiv e che non immaginano nemmeno di averlo. A Sassari, dunque, oltre ai 1200 pazienti in cura, ne esistono altri 400 potenziali che prima o poi scopriranno di essere malati.

«Purtroppo quello che sta venendo meno – spiega il direttore Sergio Babudieri – è la percezione dei rischi. Sta accadendo questo: sino a qualche anno fa l’Hiv in Italia riguardava quasi esclusivamente una categoria piuttosto circoscritta, ovvero i tossicodipendenti e gli omosessuali. Si trattava però di soggetti che erano informati sui rischi che le loro pratiche comportavano, e dunque mantenevano un livello di allerta elevato. Mi spiego: se un tossicodipendente accusava un determinato malore, non sottovalutava la sintomatologia. Andava in un laboratorio e si sottoponeva al test per verificare l’eventuale sieropositività. Ora questa tempestività della diagnosi non c’è più, e noi ci ritroviamo sempre più pazienti che arrivano in Clinica con un Hiv in stadio molto avanzato. I pazienti hanno contratto il virus dieci anni prima, e solo ora avvertono le conseguenze di un apparato immunitario già compromesso». La spiegazione di questo fenomeno è semplice: «L’Hiv ha smesso di riguardare prevalentemente i tossicodipendenti, ma è diventata una malattia trasmessa sessualmente e diffusa tra gli eterosessuali. Che però, a differenza dei tossicodipendenti, non la conoscono, e se la portano dietro in maniera silente anche per 10 anni, prima di accorgersi di essere malati». Il problema è che nel frattempo continuano ad avere una vita sessuale che non prevede il necessario utilizzo del preservativo. «Significa che in dieci anni questi portatori inconsapevoli dell’Hiv potrebbero aver infettato chissà quanti altri partner».

La maniera più efficace per arginare questo sviluppo è agire sulla comunicazione ed educare i cittadini alla prevenzione. Il Mos e il Clas hanno lanciato la campagna di sensibilizzazione “Usa la TESTa: verifica subito il tuo stato sierologico. Le associazioni consentiranno di effettuare un test veloce dell’Hiv in forma anonima e gratuita. L’esame verrà svolto nella sede del Mos in via Rockefeller 16-C ogni mercoledì alla presenza di un medico infettivologo e di uno psicologo, e con la collaborazione della Clinica di Malattie Infettive.

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