Sassari-Alghero, protesta aspettando i fatti da Toninelli

Il grido di battaglia dei rappresentanti del nord ovest Centinaia davanti al presidio permanente della giunta

SASSARI. «Tutti vogliono la quattro corsie, la nostra battaglia andrà avanti sino a quando gli impegni assunti di recente dal ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, e dai vertici della sua struttura non si tradurranno in atti concreti». È il grido di battaglia che i rappresentanti del Nord Ovest Sardegna hanno lanciato ieri da Rudas, luogo simbolo della lotta per la realizzazione dell’ultimo tratto della Sassari-Alghero in continuità con i lotti già completati da anni, quando non da decenni. Di fronte al presidio permanente allestito a fine novembre dal sindaco di Alghero, capo di una protesta cui hanno aderito numerosi Comuni, tante forze sindacali e moltissime associazioni datoriali, ieri mattina si sono radunati in centinaia.

Il colpo d’occhio non era mortificante, ma neanche del tutto gratificante. I rappresentanti del territorio c’erano tutti, ma il territorio no. Impossibile dire che non c’era gente, ma è altrettanto difficile sostenere che l’appello di enti locali, organizzazioni sindacali e associazioni di categoria ha fatto breccia nel cuore e nell’animo degli abitanti del Nord Ovest Sardegna. Tolti sindaci, assessori, consiglieri comunali, candidati consiglieri regionali, sindacalisti, esponenti del sistema economico, figure di staff, giornalisti, forze dell’ordine e rappresentanti di un sistema associazionistico vicino a Mario Bruno e alla sua amministrazione, la risposta è stata tiepida.

Attori istituzionali, economici e sociali hanno dato una bella dimostrazione di unità e una solida prova di tenacia, abbastanza da farsi sentire fino a Roma, dove inizia a farsi strada anche per iscritto la teoria da sempre sostenuta da Comune di Alghero, Rete metropolitana del Nord Sardegna e Regione: l’ultimo lotto della quattro corsie non è una strada nuova ma il completamento di una infrastruttura progettata totalmente e realizzata quasi completamente quando ancora Renato Soru non aveva deciso di scendere in politica e il suo Piano paesaggistico regionale non era neanche un’idea. Ergo, non può essere assoggettata ai vincoli stringenti del Ppr.

Resta la sensazione che il popolo, che pure la strada la vuole eccome, sia spaesato dal continuo rimpallo di responsabilità che sembra allontanare la data in cui finalmente quei pochissimi chilometri di asfalto dalla cantoniera al centro abitato di Alghero, ma anche quelli che da lì deviano sino all’aeroporto “Riviera del corallo”, saranno realizzati.

È quello che chiedono tutti, perché «questa strada è non solo un simbolo di una rinnovata unità di intenti, di una dimostrazione di quello che il territorio può ottenere quando è compatto, ma perché è strategica per lo sviluppo sociale, economico e turistico di tutta la Sardegna», come dal palco hanno sottolineato tutti, da Marco Foddai, dirigente Uil e volontario del comitato organizzatore della manifestazione, ai sindaci di Alghero, Sassari e Valledoria, Mario Bruno, Nicola Sanna e Paolo Spezziga, sino ad arrivare al presidente del consiglio regionale, Gianfranco Ganau.

Al loro messaggio di lotta, con un iter referendario che non sarà interrotto sinché le rassicurazioni di Toninelli non saranno messe per iscritto, si uniscono anche le forze economiche territoriali. Con un distinguo netto, quello di Ance Sardegna e della Consulta provinciale delle costruzioni. «Inutile girarci intorno, il nodo da superare è il Ppr, che ha provocato questo impasse», è in estrema sintesi la posizione espressa per tutti da Pierpaolo Tilocca, presidente di Ance, e Leonardo Masia, portavoce della Consulta.

Un concetto che di buon mattino aveva espresso anche il centrodestra algherese. Riuniti nell’ex sede del giudice di pace, in via IV novembre, Forza Italia, Psd’Az, Lega, Udc e Fratelli d’Italia l’hanno ribadito a chiare lettere. «È ovvio che tutti vogliamo la quattro corsie e che non ci sia bisogno di sprecare soldi con un referendum inutile», è la posizione. «Noi oggi non siamo in strada perché quella è una strumentalizzazione politico-elettorale di una situazione provocata dai governi precedenti», dicono i partiti che avversano gli attuali governi comunale e regionale. «Mario Bruno, dopo essersi disinteressato della faccenda per quattro anni e mezzo, mentre governava il Pd e il centrosinistra, ora si trasforma nel Masaniello della Nurra e mette in piedi una gazzarra senza senso – accusano – proprio ora che dal governo e dal ministero arrivano incoraggianti segnali di apertura».

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