Cambio chef in ospedale, scoppia il caos

L'annunciato passaggio tra Sodexo e Elior slitta di due settimane, sindacati e dipendenti sul piede di guerra

SASSARI. Niente panico: le 330 “giornate alimentari” (colazione, pranzo e cena) negli ospedali di Sassari, Alghero, Ozieri, Thiesi, Ittiri, cliniche universitarie e comunità protette “Le ginestre”, “L’approdo”, “Gli ulivi” e “I mandorli” arriveranno a destinazione anche oggi. E, a garantirle, sarà ancora la Sodexo, la multinazionale che dal 2004, complici otto proroghe, gestisce al preparazione e la distribuzione dei pasti nella Assl di Sassari.

Gestione che andrà avanti fino al 15 febbraio, giorno in cui nelle cucine del Sassarese entrerà in scena la Elior, che già lavora per Ats nelle strutture del Cagliaritano e a cui l’azienda unica ha assegnato provvisoriamente il servizio, nelle more di un gara d’appalto finalmente bandita dopo alcune false partenze, e in attesa di esito.

Tutto pacifico, verrebbe da pensare, non foss’altro perché il cambio in cucina è stato “bollinato” da una sentenza del Consiglio di Stato, che ha rimandato al mittente il ricorso della Sodexo. Ma in realtà il passaggio di consegne si annuncia delicato. E molti sono i punti ancora da chiarire.

La data. A iniziare dalla data. Il 24 gennaio infatti l’Ats comunica all’Ati Sodexo-Sesel che il servizio svolto dovrà essere interrotto dal 1 febbraio. «Con quattro giorni di preavviso – spiega l’amministratore Sesel, Gabriele Ticca – senza di fatto darci il tempo per adottare le necessarie procedure di passaggio del personale». La data del primo febbraio rimane l’unica nota fino a ieri. E con lo scorrere delle ore la tensione sale. «Decine di lavoratori rischiano, dopo vent’anni, di non aver più il posto di lavoro sebbene il lavoro ci sia», sbotta il leader della Filt Cgil, Arnaldo Boeddu, che con Giuliano Deliperi della Fit Cisl, e Massimo Barrra della Uiltucs Uil chiede un incontro urgente all’Ats e l’immediata richiesta di proroga dei termini di subentro.

Il presidio. Nel mentre i dipendenti cercano di mettere in piedi un presidio di fronte alla sede Ats, amichevolmente “sgombrato” dalla polizia vista la totale assenza di autorizzazioni. «Ma le stiamo chiedendo – sottolineano i sindacati – e da domani il presidio dei lavoratori sarà permanente».

Il rinvio. Alla fine gli incontri con sindacati e lavoratori ci sono. E anche i dialoghi informali tra Ats e Sesel. «Quando abbiamo contattato l’Ats per sapere se dovevamo o no preparare i pasti ci hanno informato – spiega Ticca – che il servizio in realtà sarebbe andato avanti fino al 14 febbraio».

L’allarme. Allarme rientrato dunque, almeno per quanto riguarda la fornitura dei 990 pasti giornalieri. Ma mobilitazione ancora in piedi. I sindacati infatti temono un nuovo caso Secur. E cioè che la “clausola sociale” che prevede il passaggio automatico del personale dalla ditta uscente a quella subentrante non venga applicata. Lasciando di fatto a casa gli oltre 30 lavoratori che curano il servizio per l’Ati Sodexo-Sesel. «Clausola che di sicuro non è prevista per i 10 trasportatori – attacca Ticca – che dunque, con ogni probabilità, rimarranno a casa».

La protesta. Ma non basta. A lasciare perplessi i sindacati è l’affidamento temporaneo alla Elior, nonostante il via libera del Consiglio di Stato. «L’Ats – attacca Boeddu – malgrado le ripetute richieste formulate dai sindacati in tutti questi ultimi mesi ha deciso di andare avanti per la sua strada. Questo comporta un enorme pregiudizio dei livelli occupazionali e di reddito fino ad ora garantiti e un aumento di costi per la collettività di oltre 250mila euro l’anno. Peraltro oltre un anno fa è stata bandita la gara per questo servizio ed a tale bando hanno partecipato solo due aziende. Pertanto il Cat (la centrale che si occupa di questo) avrebbe ed ha tutt’ora il compito di aprire solo due buste e affidare il servizio nel rispetto del bando e della normativa vigente. Invece, malgrado la contrarietà di tutti hanno deciso di far pagare di più la collettività sotto l’aspetto economico ma, sopratutto, far pagare un prezzo insopportabile sotto l’aspetto sociale».

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