Il rifugio per non morire di fame, gelo e solitudine

Il bilancio a un mese dall’inizio dell’attività del centro di via Duca degli Abruzzi  I volontari Auser: venti ospiti e clima familiare, ma si potrebbe fare tanto di più 

SASSARI. Pietro balla, pieno di energia, mentre prova i vestiti donati da tanti. Antonio preferisce sedersi nel divano. E, ogni tanto, raccontare della sua Stintino. E del mare. C’è chi gioca a carte, chi parla di calcio o di politica. Chi rimette insieme i cocci delle dure giornate in strada. Sono gli ospiti del centro “Emergenza freddo” del Comune in via Duca degli Abruzzi, gestito quest'anno dall'Auser di via Tintoretto, che ieri ha festeggiato il suo primo mese di attività.

Venti uomini, dai 20 ai 60 anni, quasi tutti del Sassarese (in questo momento ci sono 3 nigeriani) che dalle 18.30 alle 8 (con una certa elasticità a seconda del tempo) trovano un tetto per riparasi dal freddo, un pasto per mettere a tacere la fame, e soprattutto un caldo ambiente familiare per rientrare, almeno per qualche ora, in una vita vera. «Ore da cui – racconta Anna Gallucci, presidente dell’Auser di via Tintoretto – alcuni trovano la voglia di ripartire. E questo, più ancora che l’aiuto che diamo in questi mesi, è il nostro obiettivo, la nostra speranza».

Un desiderio che ben descrive il cambio di passo che si respira a pieni polmoni nella struttura, arrivata per la prima volta nelle mani dell’Auser dopo il solito obbligatorio bando andato, come ogni anno, deserto. Perché i 20mila euro che il Comune può mettere sul piatto per far lavorare per 4 mesi la struttura certo non fanno molta gola. Ma i volontari di via Tintoretto hanno le spalle larghe e la testa piena di idee. «Abbiamo 600 iscritti e 75 volontari attivi – racconta la presidente – e, oltre ai tanti corsi che mettiamo a disposizione degli anziani, ci occupiamo di visite domiciliari, accompagnamenti, visite alle case di riposo».

Abbastanza per farsi venir voglia di allargare il tiro. «Entrare in contatto con queste persone, con queste storie – sottolineano Franco Murineddu e Patrizia Cento, due dei volontari che “reggono” il centro – fa venire in mente mille idee. E l’idea di non fermarsi, di fare di più, sta diventando sempre più concreta. Vorremmo tenere la struttura aperta tutto l’anno, ma anche occuparci di reinserimento attivo. C’è chi decide di vivere in strada, e quando siamo andati a cercare quelle persone non sono venute. Ma c’è chi in strada ci è finito, dopo un momento di difficoltà. E grazie a esperienze come queste può trovare la forza di ricominciare». Il luogo giusto è questo appartamentone caldo, con una sala riempita di quadri, due divani e una chitarra, un radione e una tavola imbandita con i tanti aiuti che arrivano, da volontari, scuole, associazioni e anche dai vicini, che hanno smesso di guardare con preoccupazione gli ospiti e li stanno giorno dopo giorno adottando. Conquistati da questa colorata e un po’ sgangherata famiglia e dalla sua disperata voglia di farsi amare.



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