Chiosco Pedifreddu la parola ora passa al Consiglio di Stato

SORSO. Ultima spiaggia per il chiosco bar Pedifreddu: a decidere sarà il Consiglio di Stato. Anna Sanna, la titolare della struttura che sorge nella Marina di Sorso, ha impugnato la sentenza del Tar...

SORSO. Ultima spiaggia per il chiosco bar Pedifreddu: a decidere sarà il Consiglio di Stato. Anna Sanna, la titolare della struttura che sorge nella Marina di Sorso, ha impugnato la sentenza del Tar che aveva dato ragione al Comune di Sorso. Un primo verdetto potrebbe arrivare tra poche settimane garantendo alla struttura di poter lavorare almeno per un’altra stagione.

La storia. I guai per Pedifreddu erano cominciati nel mese di settembre del 2011, quando l’amministrazione comunale firmò un’ordinanza di demolizione contestando alcuni abusi edilizi nella struttura. La situazione si è trascinata per anni, fino al 2016, quando dal municipio è partita una comunicazione di avvio del procedimento per dare corso all’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi. A quel punto la demolizione di Pedifreddu è finita nel calderone di altri interventi di bonifica lungo la fascia costiera di Platamona, e altri due anni sono trascorsi mentre il Comune cercava una ditta che eseguisse le demolizioni.

Primo grado. A febbraio del 2018 la titolare Anna Sanna decide di ricorrere al Tar per bloccare le ruspe, e si affida ai legali Michele Torre e Lia Casu, che riescono a guadagnare tempo chiedendo una sospensiva, bocciata dal Tar ma accolta dal Consiglio di Stato. La questione era poi ritornata al Tar e nei mesi scorsi è arrivata la sentenza che ha dato ragione al Comune – rappresentato dall’avvocato Federico Isetta di Sassari – considerando valida la notifica dell’ordinanza di demolizione ad Antonello Fadda, il marito della titolare del chiosco, sul quale ricade la responsabilità degli abusi contestati. Di qui la decisione dei giudici di ritenere il ricorso «irricevibile per tardività» perché è stato presentato ben oltre il tempo utile.

Il ricorso. Il perno del ricorso di Anna Sanna – assistita dall’avvocato Torre anche al Consiglio di Stato – ruota sul tentativo di disinnescare la questione sulla tardività nella presentazione del ricorso, cioè uno dei motivi principali per i quali il Tar, nei mesi scorsi, ha emesso una sentenza sfavorevole per il gestore del chiosco. Il problema si è posto quando il Comune ha notificato l’ordinanza di demolizione, inviandola ad Antonello Fadda, il marito della titolare, che però nel lasso di tempo tra la visita dei vigili urbani e l’emissione dell’ordinanza aveva già ceduto – per motivi strettamente personali – l’azienda alla moglie. Quest’ultima però non ha ricevuto la notifica dal Comune. Ecco perché la difesa di Anna Sanna ritiene illegale l’ordine di distruggere un bene proprio, laddove rivolto a un terzo soggetto. Illegale e quindi nullo e improduttivo di effetti. «Se fosse condivisa la tesi della Pa resistente – si legge nel ricorso depositato al Consiglio di Stato – anche il Comune di Pisa avrebbe dovuto preoccuparsi se il Comune di Sorso, in preda al delirio, avesse ordinato al Fadda…per errore…di demolire la torre di Pisa». Ora la palla passa ai magistrati di Roma.

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