Adescava minorenni, ai raggi x telefoni e tablet

Lo studente universitario che sul web si fingeva 12enne è stato indagato dalla Procura di Caltanissetta

SASSARI. Sono stati eseguiti su ordine della Procura di Caltanissetta gli accertamenti non ripetibili su pc, smartphone e tablet dello studente universitario fuori corso finito sotto inchiesta per pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, adescamento di minorenni, minaccia, accesso abusivo a un sistema informatico e telematico e sostituzione di persona.

Quella stanza da studente fuori sede, in un appartamento al centro di Sassari, era diventata una sorta di microcosmo virtuale per un 43enne originario di un paese della provincia ma residente stabilmente in città. Per chi lo osservava attraverso lo schermo del pc il 43enne aveva le sembianze di una ragazzina dodicenne disinibita. Attraverso un sofisticato programma informatico lo studente era infatti riuscito a camuffare la sua immagine e a interagire con ignare coetanee chiedendo loro, in alcuni casi, anche di spogliarsi. A novembre dell’anno scorso gli uomini della polizia postale di Catania, su ordine della Procura della Repubblica di Caltanissetta, sono piombati all’improvviso nel suo appartamento a Sassari e gli hanno sequestrato smartphone, tablet, pc, pen drive e hard disk. Gli stessi sui quali sono stati eseguiti gli accertamenti che potranno dare indicazioni ancora più dettagliate agli inquirenti.

Il blitz della polizia postale era scattato alle 7 del mattino. Lo studente, incensurato, era rimasto in silenzio davanti a quegli uomini in divisa che gli chiedevano di consegnare tutti gli strumenti informatici di cui era in possesso e il telefonino. Aveva obbedito e poi aveva chiamato l’avvocato Antonio Secci che da quel giorno è il suo difensore.

L’inchiesta era partita dalla Procura di Caltanissetta perché qui i genitori di una dodicenne avevano presentato una denuncia dopo essersi accorti che qualcosa non andava nel comportamento della loro figlia. L’indagine del sostituto procuratore Chiara Benfante, titolare del fascicolo, a un certo punto era approdata a Sassari. Nell’abitazione dello studente la polizia era arrivata con un lungo decreto di perquisizione e con lo stesso documento si era spostata a casa dei familiari, in paese, per proseguire e ultimare l’attività di accertamento. Secondo la Procura del capoluogo siciliano il 43enne sarebbe riuscito ad adescare alcune ragazzine su Skype, attraverso un modus operandi affinato nel tempo che gli aveva permesso di agganciare diverse vittime.

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