Lo stile di vita è fondamentale per vivere più a lungo

OZIERI. Nei giorni scorsi nella rinnovata aula magna del liceo “Antonio Segni” di Ozieri si è svolta una conferenza, organizzata dal locale Rotary Club e patrocinata dall’assessorato alla P.I. del...

OZIERI. Nei giorni scorsi nella rinnovata aula magna del liceo “Antonio Segni” di Ozieri si è svolta una conferenza, organizzata dal locale Rotary Club e patrocinata dall’assessorato alla P.I. del Comune dal titolo “L’alimentazione nell’isola dei centenari”.

Dopo i saluti di rito delle personalità presenti e del presidente del Club Nicola Addis che ha illustrato brevemente le attività del sodalizio il convegno, moderato dal dottor Dino D’Elia, già primario dell’unità operativa di medicina dell’ospedale di Ozieri, ha avuto inizio con la relazione del dottor Francesco Tolu, dirigente medico di Endocrinologia della Aou di Sassari.

In qualità di esperto di Alimentazione, Tolu ha scardinato una credenza generale che attribuisce la longevità a fattori genetici, spiegando e affermando che allo stato attuale è lo stile di vita ad influenzare per il 75 per centoil fenomeno. «Negli ultimi decenni la Sardegna è entrata a far parte di una ristretta élite di aree ad estrema longevità, oggi note nel mondo con l’appellativo di “Blue Zones” (Zone Blu), le cui cause sono a tutt’oggi poco note – ha detto il medico – ma recenti studi clinici hanno messo in evidenza che il parametro maggiormente correlato con la longevità umana risulta essere l’attività motoria quotidiana praticata dagli uomini per andare a lavoro, con differenti livelli di dispendio energetico totale (Total Energy Expenditure, Tee) in relazione alla pendenza del territorio e alla distanza percorsa. L’attività professionale correlata maggiormente con la longevità era quella pastorale, praticata in passato dalla maggior parte degli attuali centenari sardi. L’assetto genetico è una condizione acquisita e immutabile – ha concluso Tolu – mentre lo stile di vita permette una sua correzioni in maniera tale da modularne gli effetti benefici sull’organismo».

La relazione ha stimolato il dibattito, con diversi interventi tra cui quello di chi sperava in un ruolo maggiore della genetica sulla longevità, in quanto appartenente a famiglia con avi vissuti sino a tarda età.

Francesco Squintu

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