Il nuovo assessore al Turismo Gianni Chessa: «Lascerò il segno con il museo del coltello»

L'assessore regionale al Turimo Gianni Chessa

Regione, il sardista con l’idea di trasformare l’isola in una “griffe” mondiale. «Basta alle fiere in giro per il mondo, meglio una sola tappa ma fatta bene»

SASSARI. Il suo impatto con il Consiglio regionale è stato discreto come può esserlo quello di un meteorite. Pochi minuti dopo il termine della prima seduta era già una star del web per merito, o per colpa, di una videointervista cult che parte dal turismo e si allarga fino agli incolpevoli stand in pvc. Il giorno dopo, invece, il suo nome era in cima alla classifica degli assessori “sostituibili”. I primi attimi di giunta non sono stati una passeggiata per Gianni Chessa, il nuovo assessore al Turismo dell’esecutivo guidato dal presidente Christian Solinas. Lui, però, non si scompone. Anzi, per respingere la clamorosa ipotesi di sostituzione a un istante dal fischio d’inizio chiama in causa un famoso mago: «Ma lei ci crede a Mandrake? No? Perché qua non siamo mica su Scherzi a parte. Parliamo di cose serie, io sono al mio posto e ci resto. Se non mi credete chiedete al presidente». Le idee, poi, non mancano: dall’apertura notturna dei negozi alla costruzione di un museo del coltello artigianale. Anche lo slogan è pronto: turismo tutto l’anno.

La missione. Il suo posto è all’assessorato al Turismo, anche se l’ultimo ruolo politico ricoperto era quello di assessore ai Lavori pubblici del Comune di Cagliari, un ruolo che lo aveva portato all’idea di sfrattare i fenicotteri pur di riqualificare una parte del Poetto: «Ma quella era solo una battuta, una metafora per smuovere la cultura del fare. In realtà sono amico degli animali e degli ambientalisti». Ora la sua missione è un’altra, ma la tempra è rimasta la stessa: «Dobbiamo far decollare il turismo. Non ci possiamo fermare alle 3 milioni di presenze concentrate in 2 o 3 mesi, non bastano e non creano economia. Il turismo deve essere una risorsa per la nostra terra e per i nostri giovani e perché lo diventi dobbiamo fare come hanno fatto in Francia per la Tour Eiffel: trasformare la cartolina della Sardegna in una griffe riconoscibile in tutto il mondo».


Al lavoro. Chessa lo dice subito: «Sarò al lavoro da lunedì, vedrò tutti gli incartamenti e deciderò insieme all’ex assessora Barbara Argiolas cosa portare avanti». Forse è per questo che Chessa confonde la Dmo, acronimo di Destination management organization, ovvero la classica “destinazione” turistica, con un’agenzia in house che dovrebbe guidare l’assessorato. La domanda sulla necessità di creare una “destinazione”, dunque, cade nel vuoto. Le idee, però, non mancano. Così come non manca l’immagine del “nemico”. Per Gianni Chessa sono due: i primi sono i paesi del Nord Africa “forti di una stabilità politica”, dice, “dove i turisti soggiornano più a lungo perché spendono meno e sanno quello che trovano”. «In Egitto ci sono le piramidi. Lo sanno tutti, ma chiedete a uno statunitense o a un inglese cosa c’è in Sardegna. Non lo sanno, non ne hanno idea». Gli altri nemici sono più vicini: «Sono le altre regioni italiane. Per questo dobbiamo chiedere l’aiuto del governo amico che ci deve consegnare un sistema di trasporti autonomo, perché adesso si spende troppo».

La strategia. Quella di Chessa è chiara: «Il mio è sempre stato considerato un assessorato di serie B. Io lo voglio portare in A e vincere il campionato. Come? Con l’aiuto dei mie colleghi assessori all’Urbanistica e ai Trasporti». Al secondo spetta il compito di risolvere il caso sulla continuità territoriale, aerea e marittima, al primo quello di esaudire i desideri degli albergatori: «Però non ditemi che sono del partito del cemento – dice Chessa – io non parlo di nuove strutture. Però se un albergo a 4 o 5 stelle avesse bisogno di qualche camera in più, perché non dovremmo dargliela?». C’è anche un’altra idea in lista, questa volta molto meno impattante: «Faccio un esempio. D’estate a Verona i negozi aprono alle otto di sera e restano aperti fino a notte fonda. Facciamolo anche qua da noi, quando c’è caldo. I turisti chiedono anche questo tipo di servizi». Anche le zone interne sono nel mirino del nuovo assessore: «Dobbiamo mettere a sistema il turismo agropastorale, un’esperienza che piace ai visitatori e che permette anche di sfruttare le zone interne. E poi ci sono le Cortes, che devono diventare un marchio riconoscibile ovunque. È così che si allunga la stagione oltre ai soliti tre mesi».

La promozione. C’è un chiodo fisso nella testa di Gianni Chessa: la modifica della strategia di promozione. «Lo dico subito: è inutile presenziare a decine di fiere del settore portando un pezzo di questo e un pezzo di quello – aggiunge Chessa –. Così facendo si dimenticano mille cose, si offre una visione distorta e non si coglie nel segno. Meglio partecipare a un solo evento ma mettendo in campo tutto il potenziale della nostra isola, senza dimenticare nulla e senza dimenticare nessuno. Faccio un esempio: siamo stati ovunque ma ci siamo sempre dimenticati del coltello tradizionale sardo, la pattadese per chiarirci. Eppure c’è un mercato florido dietro questo prodotto e ci sono persone disposte ad attendere anche un anno e mezzo pur di averne una». Quello del coltello, però, non è solo un esempio. Per l’assessore Gianni Chessa è qualcosa di più, al punto da decidere di sbilanciarsi: «Se mi chiedessero cosa mi piacerebbe fare, e chissà che non ci riesca, sarebbe il più grande museo del coltello sardo. Sarebbe un successone, lo garantisco». D’altra parte, Chessa lo aveva detto da subito: «Voglio valorizzare le idee e lasciare il segno». E se per farlo servirà una pattadese, non ci saranno problemi.

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