Truffa a un'assicurazione e corruzione, poliziotti condannati a Sassari

Falsità ideologica per proteggere i colleghi. Il gup rinvia a giudizio due assistenti e un ispettore

SASSARI. Tre poliziotti rinviati a giudizio, due condannati con il rito abbreviato a otto mesi di reclusione. E poi ulteriori condanne e patteggiamenti per altri imputati coinvolti nella complessa inchiesta della magistratura che tre anni fa creò non poco scompiglio nella questura di Sassari.

Nella delicata indagine condotta dalla squadra mobile, all’epoca guidata dalla dirigente Bibiana Pala, con la supervisione del sostituto procuratore Giovanni Porcheddu, erano state ascoltate intercettazioni e ricostruiti intrecci e legami tra personaggi della criminalità sassarese e alcuni poliziotti. Nel fascicolo del pm era finito di tutto: corruzione, favoreggiamento, peculato, falsità ideologica e materiale, false informazioni al pubblico ministero, rivelazione di segreti inerenti un procedimento penale. E poi quello che l’articolo 642 del codice penale definisce “fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona”, ossia la truffa all’assicurazione che fece poi scattare la più ampia inchiesta per corruzione che portò all’iscrizione nel registro degli indagati di alcuni poliziotti della squadra volante.

Ieri la Procura ha incassato una vittoria piena perché il giudice Carmela Rita Serra ha accolto tutte le richieste formulate dal pm Porcheddu. I poliziotti che non avevano scelto il rito alternativo, ossia Gianluca Serra, Marco Fenu e Pier Franco Tanca, sono stati rinviati a giudizio e dovranno presentarsi davanti al tribunale collegiale a novembre. Altri due agenti, Arianna Cossu Rocca e Angelo Marcomini, sono stati condannati con il rito abbreviato a otto mesi di reclusione ciascuno (pena sospesa) per falso ideologico. Condanne anche per altri due personaggi: Lorenzo Fiori (a 5 anni e 4 mesi) e Marco Sanna (4 anni) per la tentata rapina e le lesioni gravi al portapizze Alessandro Sannia.

Hanno invece patteggiato due anni di reclusione ciascuno l’esperto di pratiche assicurative Lorenzo Carboni e Massimiliano Podda. Un anno e sei mesi, invece, Fabrizio Pistidda.

Esiti processuali differenti perché differenti erano state le strade giudiziarie percorse e i reati contestati agli indagati. Tra le figure di spicco quella di Lorenzo Fiori, ritenuto «il confidente d’eccellenza» del poliziotto Gianluca Serra. C’era proprio lui, l’assistente capo delle volanti, al centro delle indagini. Intorno a Serra avrebbero ruotato figure di spacciatori conosciuti in città con i quali il poliziotto avrebbe truffato un’assicurazione «falsificando elementi di prova relativi a un sinistro inesistente», scriveva il pm.

L’inchiesta era infatti partita nel 2013 in seguito a una denuncia presentata all’assicurazione Groupama per un incidente accaduto due anni prima a un motociclista, Massimiliano Podda (che per il magistrato si procurò le ferite cadendo da solo dalla sua moto). A corredo di quella pratica, Lorenzo Carboni aveva allegato una relazione di servizio firmata da Serra (di cui era amico). La società di assicurazioni avviò un’indagine e smascherò la truffa costruita attorno a quella pratica. Dalle successive indagini venne fuori il coinvolgimento di più persone, fra cui Fiori, Sanna, Maurizio Allocca (anche lui ha scelto l’ordinario) e Pistidda. E finirono indagati anche altri poliziotti accusati di aver firmato un falso verbale di servizio su un arresto per “coprire” i colleghi.

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Paolo Spano, Gianluigi Poddighe, Giuseppe Masala, Marco Palmieri, Nicola Satta, Anna Laura Vargiu e Mario Pittalis. Parte civile per il portapizze il legale Marco Manca.

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