Mister Tiscali torna a casa, Renato Soru: «Rilancerò la mia creatura»

Renato Soru

L’ex governatore sarà il nuovo ad in seguito all’accordo con il gruppo Amsicora. «Voglio fare crescere l’azienda e dare finalmente stabilità ai dipendenti»

SASSARI. Un lungo giro, spesso tortuoso, segnato da soddisfazioni, delusioni e rivincite. Una sensazione di solitudine che si percepisce a tratti, pur se mai confessata. La voglia di ricominciare da dove tutto è iniziato. Ventun anni dopo lo spirito è quello di allora, fortificato dall’esperienza e da una maggiore consapevolezza. Negli occhi di Renato Soru brilla di nuovo la fiamma della sfida. L’ex governatore regionale ed europarlamentare Pd uscente (non si è ricandidato) torna al timone della sua Tiscali, l’azienda fondata nel 1998 e lasciata in altre mani nel 2004 quando accettò di candidarsi come presidente della Regione. L’accordo con Amsicora, la società di investimento italiana fondata e gestita da Claudio Costamagna, è stato siglato venerdì dopo una trattativa andata avanti per settimane. Amsicora ha acquisito il 22, 059% delle azioni, l’accordo prevede una gestione unitaria con Soru che ha in mano il 7,94% delle quote e già domani, nella riunione del cda in programma a Milano, potrebbe essere nominato amministratore delegato. «Sono felice – dice Renato Soru – Tiscali rappresenta un pezzo importantissimo della mia vita. Mi impegnerò per il suo rilancio insieme a un gruppo di amici motivati e preparati. Io ci credo, sono pronto a ricominciare».

Niente più ombre. Forse è solo una sensazione ma anche la voce appare diversa rispetto agli ultimi tempi. Meno affaticata, più libera. E c’è un perché. Renato Soru lo spiega alla fine, ma è chiaro che ruota tutto intorno a questo: «Sono contento di ritornare al timone della mia azienda senza alcuna ombra». Il riferimento è alle vicende giudiziarie nelle quali è stato coinvolto negli ultimi anni, legate alla politica ma anche a Tiscali: un percorso lungo nelle aule di tribunale dal quale Soru è uscito vittorioso, assolto con formula piena. «Un’esperienza forte che mi ha segnato. Ora è finito tutto bene ma dobbiamo smetterla con la barbarie del giustizialismo. È chiaro che se ti capita una disgrazia simile diventa complicato portare avanti l’impegno in politica o gestire una società quotata in Borsa. Ora posso farlo, perché non ci sono più ombre».


La nuova sfida. Per anni ha osservato la sua creatura a distanza senza poter batter ciglio. E ha visto cose che non gli sono piaciute. Errori gravi, operazioni sbagliate, «operazioni sconsiderate portate avanti anche dietro il suggerimento di alcune Banche», dice il fondatore di Tiscali. Con effetti gravissimi: «Ho lasciato Tiscali nel 2004 quando sono diventato presidente della Regione. L’anno prima nel 2003 il fatturato aveva sfiorato i 10 miliardi di euro con un margine positivo di oltre 120 milioni. Nel 2004 l’indebitamento era minimo, assolutamente fisiologico. Nel 2009, quando è finita l’esperienza come governatore e sono rientrato nella società, ho trovato un indebitamento di 640 milioni di euro. L’azienda era in piena crisi finanziaria, una situazione drammatica». Inutile fare l’elenco degli errori, Soru si sofferma soltanto sull’acquisizione di una società in Inghilterra immediatamente precedente alla crisi dei mutui prime che costrinse Tiscali a indebitarsi sino al collo. «Quando sono rientrato nel 2009 ho dovuto fare scelte drastiche ma obbligate: vendere parti dell’azienda e imporre lo stop agli investimenti. Siamo stati obbligati ad accantonare il campo delle comunicazioni». Sino al 2015, quando Tiscali acquisì Aria, società di telecomunicazioni, attraverso la fusione per incorporazione: «In questo modo – spiega Renato Soru – abbiamo continuato ad abbattere il debito». L’ultimo passaggio è storia recente: la vendita a Fastweb della concessione all'utilizzo delle frequenze 5G e i conti che ritornano a posto.

Il futuro. Da qui si ricomincia. Ma non in solitudine. «Ho lavorato per alcuni mesi a questa operazione perché era evidente da diverso tempo che i russi – soci di maggioranza dal 2015 – non erano interessati a supportare la crescita della società. Che dal mio punto di vista – sottolinea Soru – era gestita in maniera non adeguata, mancava la capacità di cogliere le opportunità di mercato in un momento di grande cambiamento legato alla fibra e al 5G. Avevo desiderio di mettere insieme un gruppo di amici dotati delle necessarie competenze tecniche e finanziarie: ritengo di esserci riuscito e che questo gruppo possa dare stabilità e certezze alla società e ai suoi dipendenti per i prossimi anni». Un messaggio rivolto ai sindacati che un istante dopo avere saputo le novità hanno chiesto lo stop alle operazioni spezzatino che hanno segnato il passato: «Non accadrà più», dice il futuro amministratore delegato.

L’emozione. È la sua creatura e quando ne parla si emoziona. Perché il pensiero torna alle origini, alla sfida di un imprenditore visionario che fece una autentica rivoluzione nel campo del digitale. Tiscali per Soru ha un valore immenso: «La società viene vista come una storia puramente finanziaria associata al boom della borsa e poi alla successiva caduta. Per me è diverso. Mi preme ricordare che Tiscali è stata una grande storia industriale di coraggio e di innovazione, nata dall’esperienza e dalle risorse che abbiamo guadato nell’essere pionieri di internet nella repubblica ceca: con i soldi guadagnati è stata fondata nel 1998 a Cagliari e nel 2003 aveva 10 milioni di clienti in Europa. Tiscali è stata un esempio per tanti che dopo di noi hanno avviato imprese nel digitale e start up. Mi auguro – aggiunge – che possa ancora essere uno stimolo per i giovani imprenditori».

Politica addio. È la conferma definitiva, dopo l’addio già annunciato tempo fa. L’esperienza di Soru in politica è conclusa. «L’avevo già detto – spiega – non mi interessa più avere un ruolo come in passato. Nel 2004 il mio ingresso in politica era stato un’assunzione di responsabilità, volevo dare il meglio di me stesso per la Sardegna e per i sardi». Come è andata? «Penso di avere fatto degli sbagli ma anche cose giuste, in generale credo di avere contribuito a tracciare un percorso corretto. Sul quale continuerò a vigilare». Perché la passione rimane, il sacro fuoco della politica arde ancora. «Sarò un cittadino molto attento a quello che accade, in particolare riguardo i grandi temi». Un esempio: l’ambiente e il piano paesaggistico regionale, l’altra creatura di Soru. La giunta è cambiata, le idee sono diverse rispetto alle sue «però ho sentito che il Ppr non hanno intenzione di toccarlo e che vogliono fare la legge urbanistica. Era anche il mio sogno». Questo non si è realizzato, l’altro invece sì: è il ritorno a casa, a Tiscali, lì dove tutto ebbe inizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes

Necrologie

WsStaticBoxes