Sassari, buttafuori e razzista: «Tu vai via, brutta negra»

Il bar "Il cicchetto"

Addetto alla sicurezza insulta giovane incinta e le impedisce di usare il bagno. Le scuse del titolare: «Sono addolorato». Ma i clienti indignati distruggono il wc

SASSARI. «Vattene via, brutta negra». L’insulto razzista è come un fulmine inaspettato. Tutti i nuvoloni scomparsi dal cielo sopra la Cavalcata, si concentrano in un battibaleno dentro un baretto di piazza Fiume.

Ore 13,30, street food a spandere profumi e ad attrarre buone forchette, birra a fiumi, locali e bar zeppi. Un bagno libero, in un simile contesto, può valere oro. E infatti, davanti alla toilette del wine bar Cicchetto c’è una fila che manco alle poste. Un solo gabinetto disponibile, come in molti locali del centro storico, e una quindicina di candidati piuttosto impazienti.

Tra loro c’è anche una ragazza. È extracomunitaria, è nera, ed è incinta. Ben poca cavalleria tra chi è davanti, deve comunque attendere il suo turno. «Era fuori dal bagno, appoggiata alla porta – racconta Christine – davanti a lei, all’interno, c’erano ancora diverse persone. Lei voleva entrare, evidentemente aveva bisogno».

A quel punto interviene una sorta di armadio a due ante, con l’aria da buttafuori. «Avrà avuto più o meno 35 anni, alto quasi due metri, vestito di nero. Sembrava uno messo lì per occuparsi della sicurezza». Dice alla donna che lei non poteva entrare, forse perché non aveva consumato nel locale. Lei gli risponde seccata, chiedendo a che titolo volesse impedirle di utilizzare la toilette.

«La ragazza non si è intimorita. Anzi gli ha detto: chi sei tu per dirmi questo? – racconta Christine – e il tipo, forse preso in contropiede, reagisce malissimo e le urla: vattene via, brutta negra. Lei si adira e lo insulta a sua volta. La situazione era tesissima, quell’omone aveva l’aria molto minacciosa. Se non fossero intervenuti gli amici della donna e l’avessero portata fuori, non so come sarebbe andata a finire».

Intorno però la temperatura precipita di 20 gradi. La gente, di fronte a un insulto razzista vomitato in maniera così spontanea e meschina, rimane raggelata. Molti si indignano, chiedono il conto e vanno via. Qualcun altro però, per dispetto, decide di spaccare il gabinetto. Il titolare del bar, in mezzo a tutta la confusione, si precipita per capire l’accaduto. Si scusa immediatamente con la ragazza, allontana il “buttafuori”. «Sono davvero addolorato per ciò che è successo – dice Giovanni – lavoro nella ristorazione da dieci anni e mai mi era capitata una cosa simile. Mi dispiace di non essermi accorto in tempo per evitare il brutto episodio. Voglio precisare che non si tratta di un mio dipendente. È un amico che avevo chiamato per darmi una mano a gestire una situazione la situazione di caos e di ressa che, come era prevedibile, si sarebbe verificata durante la cavalcata. Dentro il locale, all’ora di pranzo, si sono concentrate centinaia di persone, e in mezzo a questa confusione c’è stato il litigio tra la ragazza e l’addetto alla sicurezza. Mai avrei immaginato da parte sua una frase così infelice. Io più che riportare la calma, scusarmi in ogni modo con tutti e mandare via il mio amico, non so cosa avrei potuto fare di più. Mi dispiace che un fatto così spiacevole sia avvenuto nel mio bar dove chiunque è sempre stato il benvenuto, a cominciare dai senegalesi, dai pakistani e da tutti gli extracomunitari che frequentano piazza Fiume».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes