Energia, Crippa boccia la dorsale del gas: «Sì al cavo con la Sicilia»

Il sottosegretario al Mise punta su piccole centrali a gas e sulle rinnovabili

CAGLIARI. «La dorsale del metano è irrealizzabile, la Sardegna uscirà dal carbone al 2025, e per il suo sistema energetico si può pensare a un modello di piccole centrali a gas che sostengono nuove rinnovabili. Al 2025 ci sarà il nuovo cavo Sardegna-Sicilia-Continente. Fiume Santo non può operare con biomasse importate ed essere incentivata. La posizione del governatore Solinas non è dissimile da quella del governo su questi temi».

L’intervista che il sottosegretario al Mise Davide Crippa, con delega all’energia ha rilasciato ieri mattina a Romina Maurizi e Carlo Maciocco, di Quotidiano Energia, la principale rivista italiana specializzata su questi temi, potrebbe far salire la temperatura politica e sindacale sin dai prossimi giorni. Nessuna delle ipotesi delineate da Crippa in realtà è condivisa nell’isola. Alcune sono anche fantasiose, pur accettabili, ma il quadro che si delinea è quello di un’isola priva della necessaria capacità energetica sia per il presente che per il futuro. Crippa nella intervista ammette che il mercato delle capacità, fondamentale per consentire la programmazione dell’uscita dal carbone nel 2025 è ancora da venire, colpa, per assurdo dei produttori delle rinnovabili, che chiedono sostegni mirati per il loro settore, deputato ad essere il principale supporto al sistema elettrico in caso di fuoriuscita dal carbone. Saranno i produttori delle rinnovabili infatti (anche nell’isola?) a fornire quella “riserva” utile a non creare tensioni al sistema.


Crippa però non ha parlato solo delle politiche energetiche nazionali, e delle difficili interlocuzioni con Bruxelles, ma ha risposto anche a specifiche e mirate domande sulla Sardegna, sulle quali non si è certo tirato indietro. La chiusura più netta è proprio sulla dorsale del metano.

Su questa infrastruttura è in atto un delicato confronto tra tecnici e politici del Mise. I rumors romani dicono che i dubbi sulla sua efficacia stiano prevalendo sugli aspetti positivi. In ogni caso Crippa ha già deciso.

«La dorsale è da sempre un progetto irrealizzabile – ha detto – la Sardegna dovrà essere caratterizzata dai depositi Gnl di scala ridotta, che Terna ritiene sufficienti per far funzionare dei piccoli peaker (piccole centrali a gas progettate per entrare in funzione quando la domanda elettrica è elevata e se le rinnovabili non riescono a coprire le richieste ndr) e nei prossimi giorni valuteremo anche con la Regione quale sia la capacità effettivamente necessaria. L’obiettivo resta accelerare il percorso del cavo Triterminale Sardegna-Sicilia-Continente in modo da farlo entrare in esercizio al 2025. Mi pare che anche il nuovo governatore sardo in campagna elettorale abbia assunto una posizione non dissimile per cui agiremo in comunione d’intenti per fare della Sardegna una testimonianza importante della decarbonizzazione. In definitiva, confermo che il phase-out sarà al 2025 anche per l’isola». Addio al carbone, nonostante i dubbi di Enel, e granitiche certezze sui lavori e la tempistica per il nuovo cavo Sardegna-Sicilia-Penisola. Il Sapei ha avuto bisogno di 10 anni dalla progettazione alla sua entrata in esercizio, e 1 miliardo di costi. Secondo i desiderata del governo è possibile dimezzare i tempi. Il mix nuovo cavo- centrali a gas- rinnovabili dovrebbe compensare la riduzione dell’energia da carbone prodotta nell’isola, oggi sui 1200megawatt. Il governo prevede volumi sostitutivi per 400 megawatt. E il resto?

Capitolo Fiume Santo. Crippa dice ciò che l’azienda ha già detto di non gradire. La produzione a biomasse, che dovrebbe sostituire il carbone, non piace al governo. «È difficile incentivare una soluzione che non premia la filiera locale. In questo caso dovremmo importare la materia prima dall’estero e bruciarla nel nostro territorio, non so quanto possa essere sostenibile questo percorso».

Come i più navigati politici della Prima Repubblica, anche Crippa in cambio dei dinieghi e degli stop, offre il suo jolly: un calendario di incontri. «Le misure ad hoc saranno decise in occasione dei tavoli sul phase-out, che in queste ore si svolgono singolarmente per ogni azienda. Per metà giugno incontreremo le Regioni, subito prima della riunione del 17 giugno con i sindacati. L’intenzione è quella di avviare tavoli suddivisi per macroaree: ce ne sarà uno anche con la Sardegna. Le misure saranno decise tenendo conto della necessità di far funzionare alcune centrali fino al 2024/2025. Si deciderà quindi quali percorsi seguire per la riconversione delle centrali e quali meccanismi mettere in atto per gli anni dal 2021 al 2025». Poi addio al carbone anche in Sardegna, per la quale il sottosegretario, forse inconsapevolmente, delinea uno scenario californiano: gas per supportare le rinnovabili, in attesa delle nuove batterie di accumulo che pochi anni, meno di dieci saranno competitive con le stesse centrali a gas, appena realizzate, e, secondo questo scenario, già superate. Peccato che la Sardegna non sia la California.

@gcentore.

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