Sassari, integrazione a suon di musica e... insulti

Al Corso la parata dell’Africa Day con ballerini e costumi etnici, ma qualcuno non apprezza

SASSARI. Il clima è di festa, con il tam tam cadenzato dei bonghi, i ballerini che seguono il ritmo e si sfidano l’uno con l’altro dentro un cerchio di mani che applaudono.

Il corteo multietnico parte alle 19 da piazza Sant’Antonio e risale per Corso Vittorio Emanuele per approdare alle 20,30 in piazza Santa Caterina. Una parata colorata all’insegna dell’unione tra i popoli africani che, attraverso musica, danze e sapori vuole offrirsi alla città e ai sassaresi. L’evento si chiama “Africa Day, tra tradizione e integrazione, e ad organizzarlo è la neonata associazione African Union Sardegna-AFUS, in collaborazione con Alisso, Theatre en vol, BirrAjò Sassari e con il patrocinio del Comune di Sassari. È un mix di colori, quelli degli abiti tradizionali africani di Costa d’Avorio, Mali, Kenya, Senegal, Biafra, Capo Verde, Gambia, Nigeria, Ghana, Marocco e Mozambico. La finalità dell’evento è quella di conoscersi per imparare a rispettarsi e assottigliare le distanze, che poi non è altro che il motto dell’associazione no profit, basata sull'integrazione sociale e culturale composta da circa 50 soci provenienti da una ventina di Paesi diversi del continente africano e residenti a Sassari.

In mezzo al corteo c’è anche il candidato sindaco del centrosinistra Mariano Brianda.

Ma la strada verso la tolleranza non è ancora così scontata. Le prime avvisaglie si sono manifestate in piazza Sant’Antonio, con un’anziana che si è scagliata contro il corteo: «Andatene via, siete voi la nostra rovina. Se moriamo di fame è per colpa vostra».

E poi c’è la sfilata lungo il corso. La gente ai bordi per lo più sorride e applaude, e si diverte guardando le performance dei ballerini. Ma un circoletto anomino del Corso vomita fuori un rigurgito di xenofobia: «Tutti bruciati, vi devono mettere fuoco. Ecco le scimmie». Nessuno risponde alle provocazioni. E un altro: «Questa è una pagliacciata, perché non venite alle 2 di notte per vedere cosa fanno tutti questi».

Il sottofondo dei bonghi è già distante, e gli insulti razzisti si dissolvono nell’indifferenza.



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