Sassari, occupazione dell’Ex-Q: assolti Boscani e Pastorello

Nessuna invasione arbitraria da parte dei due artisti: «Solo laboratori a fini culturali»

SASSARI. Nessuna “invasione arbitraria di immobile” e nessuna volontà di trarre profitto personale dall’occupazione di un edificio. L’unico intento era quello di fare attività culturale. Ieri mattina, davanti al giudice Antonietta Crobu, il pubblico ministero Antonio Piras ha chiesto l’assoluzione degli artisti Leonardo Boscani e Giovanni Manunta Pastorello. Boscani fu tra i primi che nella primavera del 2010 decisero di invadere l’ex questura di Sassari, ossia la struttura fatiscente e abbandonata di via Coppino, per trasformarla in un centro autogestito in cui le menti più creative potessero dare sfogo al loro estro. Boscani di quel movimento era stato per due anni il leader carismatico e il presidente. Gianni Pastorello, invece, aveva vissuto nell’Ex-Q nemmeno un mese. Ma era lì quando la Digos fece visita agli artisti e chiese le sue generalità. E così il suo nome finì nell’elenco degli occupanti abusivi.

I difensori degli imputati, Roberto Uzzau (per Boscani) e Edoardo Morette (per Manunta Pastorello) hanno chiesto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”: «Il reato di invasione di edifici altrui punisce chi lo commetta in modo arbitrario, come si può parlare di arbitrio in un caso come questo? Dov’è l’offensività della condotta?». Il giudice ha accolto la tesi dei difensori.


Nel processo è stata ricostruita la storia di quel gruppo di artisti che, spinti dal desiderio di dare un dimora all’arte, avevano trasformato gli austeri uffici della ex questura nel quartier generale di associazioni (come quella dei clown in corsia o quella dei vegetariani) e in laboratori vari. Dopo 4 anni la struttura era stata abbandonata e chiusa con un muro e chi aveva promosso e realizzato il progetto aveva ricevuto un decreto di citazione a giudizio. «Mi avrebbe profondamente addolorato – ha commentato ieri Boscani – se si fosse percepita una condotta contraria agli interessi della collettività che ancora oggi in questa città è affamata di cultura». (na.co.)

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