Manomessa la via ferrata del Cabirol, il Comune di Alghero: ci tuteleremo

Dopo l'incursione che ha danneggiato il camminamento col panorama mozzafiato

ALGHERO. «Sarà l’avvocatura comunale a valutare ogni forma di tutela dell’ente, anche a livello d’immagine, conseguente alla manomissione della Via Ferrata del Cabirol, ricadente in una zona attualmente interdetta dall’ordinanza sindacale».

È il primo commento che arriva dal Comune di Alghero dopo che «ignoti, nonostante il divieto vigente, hanno raggiunto e danneggiato una risorsa turistica importante per il territorio. L’amministrazione comunale sta facendo di tutto per sanare problematiche autorizzative che attualmente interessano una decina di enti competenti a vario titolo». Uno sforzo che evidentemente ha lasciato indifferente chi ha deciso di danneggiare la Via Ferrata.

«Dopo numerose riunioni e incontri tecnici, attualmente si sta predisponendo l’acquisizione dell’area di proprietà dell’Agenzia del demanio ma in consegna alla Marina militare, da parte del Comune di Alghero, per finalità turistiche istituzionali. Si tratta di un iter lungo e complesso, che coinvolge anche la Capitaneria di porto, l’Aeronautica militare e il Parco regionale di Porto Conte, che una volta acquisito il bene, effettuate tutte le verifiche e conseguite le certificazioni ne curerà la sicurezza e ne garantirà la regolare fruibilità. In linea con quanto realizzato negli ultimi anni con numerosi beni ed immobili, sarà proprio il Parco a valorizzare un altro formidabile attrattore turistico che negli anni ha comunque garantito un’importante ricaduta di visitatori rispettosi dell’ambiente e a caccia di scenari unici come quelli delle falesie di Capo Caccia e del territorio di Alghero».

Amaro il commento di Corrado Conca, tra le guide escursionistiche più esperte della Sardegna, che su Facebook esprime la sua rabbia e allega delle foto che mostrano «ciò che resta di un attrattore turistico che è stato esempio di sostenibilità e ricaduta sul territorio, visitato ad oggi da oltre 12mila utenti senza che mai sia accaduto un incidente nemmeno minimo. Eppure per molti era un “pericolo”, un rischio per la sicurezza, quando non addirittura un irreparabile danno per l’ambiente. Tristezza infinita davanti a questa miseria umana».

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