Guerriglia alla stazione, chiesti 82 rinvii a giudizio

La Procura contesta ai tifosi cagliaritani i reati di devastazione e saccheggio Il 25 marzo del 2017 tre pullman di ultras avevano creato gravi disordini in città

SASSARI. Due anni e due mesi dopo la guerriglia alla stazione di Sassari – con il centro della città messo a ferro e fuoco per circa due ore –la Procura della Repubblica ha presentato il conto a una grossa parte dei responsabili di quei disordini pianificati a tavolino.

Un conto salato per 82 tifosi del Cagliari calcio, appartenenti al gruppo ultras degli “Sconvolts”. Per tutti la magistratura sassarese ha sollecitato il rinvio a giudizio.

Le accuse sono pesanti: “devastazione e saccheggio in concorso, con l’aggravante del numero delle persone, lesioni anche gravi e il possesso di artifizi pirotecnici e altri oggetti contundenti e atti ad offendere in occasione di manifestazioni sportive”.

Le richieste di rinvio a giudizio sono state avanzate al termine di lunghe e articolate indagini condotte dalla Digos di Sassari in sinergia con la Digos cagliaritana e coordinate dalla Procura sassarese.

I disordini si verificarono il 25 marzo del 2017 in occasione della partita amichevole tra il Cagliari e il Sorso, in programma nel primo pomeriggio nel centro della Romangia. Il piano dei tifosi cagliaritani scattò a fine mattinata. Era quasi l’ora di pranzo di un tranquillo sabato di fine marzo e improvvisamente la città si trasformò in un campo di battaglia.

Circa 180 ultras cagliaritani appartenenti al gruppo degli “Sconvolts”, diretti a Sorso a bordo di tre pullman per assistere alla partita, decisero di fermarsi in via Padre Zirano nei pressi della stazione ferroviaria di Sassari.

L’intento ben preciso – è emerso dalle indagini della Digos – era di devastare e saccheggiare il centro della città e aggredire in modo indiscriminato e senza alcun ritegno chiunque si trovassero davanti sfruttando l’ effetto sorpresa.

Una volta scesi dai pullman gli ultras cagliaritani avevano iniziato a marciare in modo compatto con i volti coperti verso la stazione ferroviaria. Nel tragitto avevano fatto esplodere bombe carta e accesso fumogeni sotto gli sguardi impietriti dei commercianti e dei residenti della zona. Una volta raggiunta la stazione, i tifosi muniti di mazze, bastoni, catene e aste portabandiera, avevano iniziato ad aggredire con inaudita violenza i cittadini presenti in zona e a innescare dei tafferugli tali da paralizzare completamente il traffico, compresi i mezzi di trasporto pubblico.

Una guerriglia urbana mai vista, che pochi minuti dopo si era trasformata in uno scontro tra tifoserie. Diversi tifosi della Torres – quando in poco tempo la notizia dell’assalto si era diffusa in città – erano accorsi infatti davanti alla stazione per difendere i commercianti e i cittadini aggrediti e le due fazioni per qualche minuto erano entrate in contatto. Fortunatamente l’arrivo immediato della polizia in assetto anti sommossa aveva scongiurato il rischio di gravi danni alle persone. Qualcuno tra i cittadini e le forze dell’ordine era rimasto ferito, ma tutto sommato i danni maggiori erano stati per gli arredi urbani devastati dagli ultras.

Con grande difficoltà gli ultras che non erano riusciti a fuggire e a disperdersi verso la periferia, erano stati poi fatti salire a bordo dei pullman in modo da farli allontanare velocemente dal teatro degli scontri. Per l’identificazione dei responsabili si era rivelata fondamentale la sinergia operativa con la Digos di Cagliari che, una volta fermato il convoglio sulla 131 era riuscita ad identificare 64 ultras, di cui due minorenni. Per loro il questore aveva adottato il provvedimento del Daspo con durata da quattro a sei anni. Fondamentali durante le indagini della Digos erano state le immagini dagli impianti di videosorveglianza del Comune, le riprese della polizia Scientifica e diversi video amatoriali postati sui social network e quelli pubblicati sul sito della Nuova Sardegna.

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