Sassari, Alberto Angela scopre l’altare restaurato dei Sarti

Il noto divulgatore sarà in città per raccontare la storia dell’opera lignea. Dieci anni di grande lavoro per i tecnici guidati dall’architetto Auneddu Mossa

SASSARI. L’altare ligneo del gremio dei Sarti è tornato all’antico splendore. L’equipe, diretta dall’architetto Giorgio Auneddu Mossa, incaricato dalla Soprintendenza, ha da poco terminato le operazioni di restauro nel convento di Santa Maria di Betlem e aspetta il via libera per rimontare la mastodontica struttura nella cappella dell’edificio sacro che nel frattempo è stata ristrutturata.

La vicenda ha destato perfino la curiosità del conduttore televisivo Alberto Angela che per l’occasione sarà a Sassari per filmare e raccontare l’evento con la sua troupe. Tutto questo non prima di settembre cioè dopo la Faradda del 14 agosto e lo scioglimento del Voto all’Assunta.

La storia travagliata del restauro dell’altare ligneo, dedicato alla Madonna del Montserrat, patrona dei Sarti, comincia alla fine degli anni Novanta, quando frati e gremianti segnalano i primi sintomi di quella che si rivelerà una massiccia infestazione di termiti. Nel 2009, dopo il cedimento del frontone e di alcune colonne, l’altare viene smontato per essere ricoverato in un ambiente al primo piano del vecchio convento che, così, diventa la «sala operatoria» nella quale per dieci anni una trentina di restauratori in camice bianco, diretti da Auneddu Mossa, si alternano per salvare il prezioso manufatto dall’infestazione dei parassiti.

«L’operazione è stata preceduta da uno studio filologico meticoloso – spiega Giorgio Auneddu Mossa – durante il quale abbiamo identificato i materiali e ricostruito in dettaglio non solo le tecniche di esecuzione, i motivi ornamentali e le vernici impiegate allora per ornare l’altare, ma anche gli strumenti usati dagli artigiani del settecento». Dopo lo smontaggio, le sezioni dell’altare, almeno una decina, sono state portate nel convento dove i restauratori hanno cominciato a lavorarci. Nel frattempo i tecnici hanno individuato l’origine dell’umidità di risalita che negli anni ha inzuppato la fibre del legno creando il terreno fertile per i parassiti: «In diverse parti – prosegue Giorgio Auneddu Mossa – l’altare era completamente cavo tanto che l’operazione di trasporto ha richiesto molta cautela e dopo la prima fase di studio e ripulitura è stato necessario procedere al consolidamento». All’origine del ristagno di umido, pare ci sia stata una graduale occlusione dei canali di deflusso dell’acqua piovana che non trovando altro sfogo, nel tempo, ha intaccato il legno poi infestato dalle termiti. Un problema analogo, nel tempo, fu riscontrato anche negli altari lignei custoditi dentro le cappelle sullo stesso lato della chiesa, precisamente in quello di San Giuseppe e quello di Sant’Antonio, poi restaurati.

Ora l’altare della Madonna di Montserrat attende di essere rimontato: la soddisfazione dei Sarti e della fraternità di Santa Maria è grande. In questi giorni chiesa e convento sono al centro di un’iniziativa denominata «La rinascita della biblioteca francescana del convento di Santa Maria di Betlem», promossa dalla fraternità per diffondere la conoscenza dell’antico complesso architettonico. Domenica prossima, dopo la conferenza tenuta nei giorni scorsi dalla storica dell’arte Marisa Porcu Gaias, sarà il turno degli archeologi che illustreranno i risultati relativi alle indagini propedeutiche ai lavori di ristrutturazione di cui è imminente l’avvio dopo il finanziamento stanziato dallo Stato, dalla Regione e dal Comune.

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