Il Policlinico acquistato da Petruzzi

La marchigiana Labor a sorpresa investe in città. I sindacati: «Un caso unico in Italia: dipendenti salvi e struttura attiva»

SASSARI. La busta si è posata sulla scrivania del curatore Alberto Ceresa a fine mattina, proprio sul filo di lana, con un’aurea di miracoloso stupore. Quella dell’arcobaleno dopo il temporale, della promessa mantenuta, o del regalo sotto l’albero. «Andiamo ad aprirla». E nei corridoi parte un incredulo passaparola: «Ma allora l’offerta per il Policlinico c’è davvero?».

In effetti una prima asta che non va deserta, e un acquirente che mette mano al portafogli senza aspettare i successivi saldi, è a suo modo un evento. Ceresa, cammina così leggero che quasi non tocca il pavimento. Fa strada nei locali del suo studio e i sindacalisti e qualche ex dipendente della casa di cura lo seguono fino a una stanza: è lì, che si ritaglierà l’involucro di carta che sigilla il futuro del Policlinico e dei suoi 120 lavoratori. Nel foglio, innanzitutto, c’è il nome del compratore: Labor Spa, una società marchigiana con un fatturato di circa 120milioni che gestisce numerose case di cura e cliniche tra Padova, Abano Terme, Ancona, Pescara, Jesi ecc.

C’è poi una cifra: 9milioni 450mila euro, ovvero l’offerta di 100mila euro in più rispetto alla base d’asta. La riassunzione di tutti i dipendenti non è nero su bianco, perché era già prevista come clausola contrattuale. I 120 lavoratori facevano parte del pacchetto, erano da sempre blindati.

Nella stanza, un po’ in disparte c’è anche un signore magro e alto, con l’aria distinta, che osserva con grande interesse tutte le operazioni. Non è un viso conosciuto. In città era venuto l’anno scorso, aveva giusto parlato con l’ex proprietario del Policlinico Piero Bua. Poi aveva dato un’occhiata alla struttura sanitaria, e qualche mese fa un’ultima visita. Il suo nome è Nicola Petruzzi, e compare anche nella firma in calce alla fine della lettera con l’offerta, sotto la dicitura amministratore delegato e presidente della Labor spa. Da lì a un’ora, con una penna in mano, davanti a Ceresa, a Paolo Dettori e Giovanni Muretti della Cgil, Antonio Monni della Uil e Fausta Pileri del Nursind, firmerà assegni circolari per 945mila euro, a titolo di caparra per la compravendita. Poi avrà tre mesi di tempo per versare il restante 90%, ovvero un saldo di 8 milioni e 100mila euro.

Squilla il telefono di Dettori, mette in viva voce: è l’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu che si congratula con i nuovi acquirenti e rivolge agli imprenditori un grande in bocca al lupo». Se il buon giorno si vede dal mattino, dato che il destino del Policlinico è legato a doppio filo con gli accreditamenti e gli spazi operativi concessi dalla Regione, questi auguri sono il primo passo migliore. A settembre però c’è un altro step fondamentale: un accordo sindacale in cui l’aggiudicatario si impegna, come già previsto nel bando, ad assumere tutti i dipendenti, e in cambio la procedura incamera i debiti per il tfr che pagherà con il ricavato della vendita. La firma dovrebbe essere scontata.

Il curatore fallimentare ha l’aria di uno che ha appena vinto al superenalotto e ancora non ci crede: «Sinceramente una busta alla prima offerta era insperata – dice Ceresa – nella mia esperienza acquisti di questo genere si fanno dopo almeno un ribasso. Come tribunale abbiamo voluto fortemente vendere un’azienda con i dipendenti, anche se una scatola vuota era molto più appetibile perché chi compra può fare ciò che vuole. Il rischio dell’asta deserta era alto. Il gruppo che investe è solido e serio, punta sull’eccellenza sanitaria, sulla robotica».

I sindacati invece parlano di miracolo. «Un lavoro di squadra fatto da Cgil, Cisl e Uil, dagli assessori regionali alla Sanità Nieddu e al Lavoro Zedda, dal curatore Ceresa, Sanna di Confindustria, e Temussi dell’Aspal. Abbiamo costruito questa possibilità che si è appena concretizzata: attraverso il Fis scaduto il 27 giugno, con le politiche attive del lavoro abbiamo tenuto in piedi un’azienda fallita che resta in esercizio provvisorio, abbiamo ricollocato temporaneamente in Ats e Aou, ovvero nei loro ambiti di competenza, il 70% dei dipendenti del Policlinico. In caso di fallimento l’esperienza ci dice che i lavoratori vanno a casa. Solo una volta su mille un’azienda fallita continua l’attività. Il Fis sull’esercizio provvisorio invece è il primo caso in Italia». In più tirando un po’ le somme rispetto alla prospettiva arenata del concordato preventivo con Habilita, si capisce che ci guadagnano tutti. I crediti privilegiati, ovvero quelli dei lavoratori, tra stipendi non pagati, tfr ecc, ammontano a circa 3 milioni e mezzo. Quindi restano 6 milioni per i creditori chirografari, ovvero le aziende e i fornitori e ai quali il concordato preventivo offriva solo l’1% delle somme dovute. Ora incasseranno circa il 17% dei crediti.

«Questo rappresenta un passo avanti per tutti: per i lavoratori che non sono mai rimasti a piedi, per l’azienda che non si è mai fermata, per i creditori che avranno maggiore soddisfazione e infine per la città che potrà risollevare la qualità sanitaria».

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