Fallu baddà... ma non in carcere

Sassari, niente Candeliere dei detenuti. E i sindaci gemellati alla Faradda devono pagarsi vitto e alloggio

SASSARI. La levigatura dei Candelieri va avanti da un mese, a colpi di pialla per riportare la tradizione all’osso. La prima rasoiata si è abbattuta sul Candeliere di Bronzo. Poi il sindaco Nanni Campus ha limato le manifestazioni collaterali, tagliando l’arrostita e i fuochi. Ora scompare dalla scena il Candeliere dei Detenuti, che non sfilerà a Bancali e nemmeno in occasione della consegna del Candeliere d’Oro.

Detenuti senza cero. «Si è partiti con troppo ritardo – spiega il segretario dell’Intergremio Fabio Madau – e temo che non ci siano più i margini per organizzare la sfilata in carcere. Gli altri anni già da luglio avevamo preso accordi con la direzione dell’istituto, con il garante dei detenuti e con il Comune. Era un gioco a tre che ha sempre funzionato, e consentiva di programmare tutto per tempo. Il capocandeliere Gianfranco La Rubina si occupava dell’addestramento dei detenuti portatori, e ai primi di agosto eravamo pronti, senza improvvisazioni. Un’organizzazione all’ultimo minuto, con la Faradda alle porte, i capicandelieri impegnati nei preparativi, adesso diventa un’impresa impossibile».

A dire il vero un mese fa il discorso della sfilata all’interno di Bancali sembrava chiuso. «Dalla direzione carceraria ci avevano fatto sapere che l’iniziativa era sospesa per ragioni di sicurezza. Però aspettavamo delle indicazioni per una location alternativa, e delle notizie da parte del Comune per quanto riguarda la sfilata in occasione del Candeliere d’Oro. Ma tutti si sono disinteressati e nessuno si è fatto vivo». Almeno sino a tre giorni fa: «Le educatrici dell’istituto penitenziario hanno chiamato l’Intergremio dicendo che invece potevano esserci i margini per allestire la manifestazione. Ed eccoci qui a dover improvvisare, a reclutare formatori che non sono più disponibili, e a far saltare un evento suggestivo ed emozionante che andrebbe pensato e programmato in maniera diversa. Con un progetto, con una collaborazione a tre, come era accaduto da sette anni a questa parte. A noi questo epilogo dispiace moltissimo, perché sappiamo quanto ci tenevano i detenuti. Per loro era una parentesi di libertà, un modo di partecipare alle tradizioni di Sassari».

L’albergo si paga. L’ultima scartavetrata, nel nome dell’austerity, ha riportato al livello zero anche il senso di ospitalità di Sassari.

«Cari colleghi – scrive il sindaco Nanni Campus ai primi cittadini di Viterbo, Nola, Palmi e Gubbio – le difficoltà finanziarie mi vedono costretto quest’anno a ridurre in maniera drastica tutte le spese di rappresentanza legate alla festa Grande. Sarò lieto di ricevervi tra le autorità alla cerimonia che si terrà nel Palazzo di Città, ma l’amministrazione non potrà sostenere le spese per l’ospitalità». Della serie: siete sempre i benvenuti, ma aereo e albergo lo pagate voi. Risparmio totale per le casse comunali: circa 2500 euro. L’inciampo istituzionale e la figuraccia con Unesco e La Rete delle Grandi Macchine a Spalla, invece non hanno prezzo.

L’ex sindaco di Sassari Nicola Sanna non l’ha presa bene e scrive su Fb: «L’ospitalità è un dono, nobile per chi la offre e lusinghiero per chi la riceve. Ma che razza di invito è mai questo? Ma si fa così la promozione della nostra città? Ma si trattano così gli amici della Rete Unesco? Ma davvero il Comune di Sassari, per il tramite dell’Intergremio, non può permettersi una spesa di 2.000-2.500 euro ? In questa furia iconoclasta, si continua a rimediare brutte figure».

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