La Zir non perde più acqua la rete passa ad Abbanoa

Dal 1° agosto l’acquisizione dal Consorzio delle strutture idriche a Predda Niedda La Regione ha ripianato il debito monstre da 23 milioni accumulato negli anni

SASSARI. La zona industriale di Sassari non “fa più acqua”. Dal primo agosto si è infatti finalmente ufficializzato l’atteso e complicatissimo trasferimento delle infrastrutture idriche e fognarie della Zir di Predda Niedda ad Abbanoa. E, contestualmente, la Regione ha azzerato il debito monstre di 22 milioni di euro accumulato dal consorzio, in liquidazione dal 2008, con il gestore del servizio idrico intergrato.

È arrivato dunque l’attesissimo ultimo atto di una tragedia andata avanti per oltre un decennio, diventata il macigno che seppelliva qualsiasi ipotesi non solo di rilancio ma anche di ordinaria gestione della zir cittadina. Un passaggio di fatto previsto da un decreto legislativo del 2006, e messo su carta da una deliberazione della Giunta regionale del febbraio 2014, bloccato però da una serie di criticità emerse negli anni, appellandosi alle quali Abbanoa ha sempre tenuto il freno a mano ben tirato.

L’Ente gestore dell’acqua, prima di procedere con il trasferimento di gestione, ha infatti chiesto un chiaro quadro degli interventi necessari al «raggiungimento del livello minimo di servizio», oltre che a una descrizione delle opere da acquisire in comodato d’uso.

E proprio dagli accertamenti è venuta fuori la situazione drammatica della rete che scorre sotto Predda Niedda: un tasso di dispersione del 60%, che da solo produceva perdite per il Consorzio di oltre 2 milioni di euro annui, gli impianti di sollevamento fognario fuori servizio (successivamente rimessi a posto dal Consorzio, grazie a un finanziamento regionale) e gli allacci all’utenza in gran parte irregolari.

Da qui è iniziato il lungo braccio di ferro, con Salvatore Cosseddu, commissario liquidatore del Consorzio Zir di Predda Niedda, che si è impegnato a censire e aggiornare le anagrafiche utenti con l’inserimento di 130 utenze, e a fatturare i consumi per il periodo 2013–2016 secondo le letture contatori, oltre che inoltrare richiesta di regolarizzazione, tramite il Suap del Comune di Sassari, ai titolari dei 75 scarichi industriali sprovvisti di autorizzazione. Un impresa titanica per un consorzio commissariato da 11 anni, che teoricamente dovrebbe occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione, con Abbanoa che, nel 2017, decide infine di rendersi disponibile a prendere in carico la gestione provvisoria della rete, per poter mettere in campo il necessario piano di ammodernamento che argini l’emorragia di acqua che si disperde sotto i quattrocentocinquanta ettari di capannoni e asfalto. Il tutto con un piano di interventi di riqualificazione funzionale, a carico della Regione, di oltre 920mila euro, con un piano di lavori di adeguamento sulla rete di distribuzione idrica, sulla rete fognaria e sugli impianti di sollevamento dei reflui a servizio dell’area industriale, che Abbanoa sta nel tempo dispiegando. Poi l’ultima decisiva mossa, con l’azzeramento del debito con Abbanoa, arrivato a quasi 23 milioni, e l’atto finale, datato primo agosto e firmato per l’Egas dal presidente Renzo Ponti, per Abbanoa dall’amministratore unico Abramo Garau e per il consorzio Zir di Predda Niedda dal commissario liquidatore Salvatore Cosseddu.

Chiusi i rubinetti che svuotavano il futuro della Zir da ogni possibile ipotesi di rilancio, si può ora passare alla soluzione dei prossimi problemi che affliggono la zona industriale, su tutti il passaggio di competenze su strade e rete di illuminazione dal consorzio al Comune.



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