Asinara, il carcere di Fornelli chiuso da 2 anni. Diana: "Pronti a ripartire"

L’Ente parco finanzia il progetto preliminare per “musealizzare” l’ex carcere. «La Regione ci dia la concessione della struttura, porta turismo nell’Isola»

SASSARI. La porta turistica dell’Asinara è sprangata da due anni. E l’Ente Parco ha un piano per riaprirla. E mezzo milione in cassa per realizzare il progetto preliminare per il recupero dell’ex carcere di Fornelli, chiuso perché dichiarato inagibile. Questa la carta che il Parco ha intenzione di calare sul tavolo dell’assessorato regionale all’Ambiente, dopo averla inserita e approvata nel piano triennale delle opere pubbliche e nel bilancio di previsione 2019. Soldi veri che l’Ente, guidato provvisoriamente dal vicepresidente Antonio Diana, non vede l’ora di spendere per recuperare l’area di 6mila metri quadri, primo (e spesso unico) approdo dei turisti in arrivo sull’Isola, e già oggetto di un approfondito studio di fattibilità messo in piedi dal Politecnico di Milano. Il problema è che l’ex carcere, dismesso nel 1997, è di proprietà, come quasi tutti gli immobili nell’Isola, della Conservatoria delle coste, in dismissione dal 2014 e paralizzata da una serie infinita di passaggi di mano tra commissari (l’ultimo, Francesco Cilloccu, nominato lo scorso 4 giugno dalla giunta Solinas). «E noi – sottolinea Diana – contiamo, progetto preliminare alla mano, di chiedere una concessione pluriennale dell’immobile, per poterlo finalmente valorizzare come merita».

La partita è complessa e oltre che Fornelli riguarda il restauro di Campu Perdu (finanziato dal ministero dell’Ambiente e dalla Regione con 2 milioni e 100mila euro), ma anche la manutenzione del borgo Cala d'Oliva, il recupero dell'ex direzione carceraria da trasformare in struttura ricettiva, il restauro delle torri costiere, le bonifiche dall'amianto, la riqualificazione della rete idrica e della rete viaria e il progetto del centro velico.


La vicenda di Fornelli è però emblematica. Il tour nella struttura che negli anni di piombo divenne il distaccamento carcerario di massima sicurezza dell’isola era infatti uno dei punti forti delle gite di “mezza giornata” nell’Isola e vera chicca per i tanti amanti del “turismo carcerario”. E la sua chiusura sta azzoppando l’offerta dei tanti operatori che sull’Asinara stanno provando a costruire il loro futuro.

«Noi – sottolinea Diana – siamo pronti a partire. Già a settembre con la messa a bando del progetto preliminare e con una prima serie di lavori di piccola manutenzione straordinaria. Ci sono già stati dei colloqui con l’assessore regionale all’Ambiente Gianni Lampis, che ha confermato la volontà della Regione di restituire alla Conservatoria un ruolo operativo. La Regione deve investire, non fare cassa dando in gestione gli immobili ai privati. E, come Ente Parco, siamo pronti ad affiancarla prendendo in custodia Fornelli, e inserendolo in un percorso storico e naturalistico. Certo ci vorrà del tempo. Ma speriamo di poter riaprire presto le porte di Fornelli». Il piano di intervento è pronto, studiato insieme al dipartimento di Studi urbani del Politecnico di Milano, specializzato nella valorizzazione del “patrimonio difficile”. Una collaborazione sfociata nel giugno 2018 in un workshop con associazioni, esperti, stakeholder. La strada è quella di una musealizzazione “esperienziale” del sito. Parco e Politecnico hanno già creato pannelli informativi e un fotolibro ed è pronta una relazione dove sono indicati i punti di intervento per la messa in sicurezza. Ora resta solo da navigare spediti fuori dalle secche della burocrazia. Per poter riaprire le porte dell’Asinara ai tanti che non vedono l’ora di poterne conoscere i meraviglosi tesori.

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