L'assessore regionale Sanna: «Basta seconde case, punto su identità e qualità»

Una veduta aerea di Stintino in cui ci sono 4900 seconde case

«La soprintendenza va regionalizzata e le leggi le facciamo noi. La Sardegna ha pieni poteri di legiferare in campo urbanistico Ma questa prerogativa non è stata utilizzata nelle passate legislature e lo Stato se la è ripresa»

SASSARI. Siede sulla poltrona più pesante della giunta, e non solo perché è fatta di cemento. Ma l’assessore all’Urbanistica e agli Enti Locali Quirico Sanna non ha nessun timore. Idee chiare, precise. Ha in mente la direzione che il suo assessorato deve prendere. E detta non solo i contenuti, forti, ma anche i tempi, certi.

Il governatore Christian Solinas nelle tre leggi cardine annunciate per i prossimi mesi nell’intervista alla Nuova ha indicato la riforma degli Enti locali e la legge urbanistica.


E Sanna è consapevole che buona parte dell’impronta politica del governo Solinas poggia proprio sul suo assessorato. «Certo, ne sono cosciente – spiega –. Per questo lavoriamo con grande attenzione, per completare la riforma degli enti locali e quella urbanistica. E le faremo entro la fine dell’anno. Le grandi riforme devono essere completate entro il primo anno di legislatura. E noi centreremo questo obiettivo».

Urbanistica. Solinas ha detto che la giunta porterà in tempi brevissimi «la prima bozza della norma di attuazione per acquisire la competenza sulla tutela paesaggistica». Una frase che è sembrata criptica e che Sanna chiarisce subito. «Certo, è così – dice convinto l’assessore –. Noi riteniamo di avere già competenze in materia urbanistica. Ce le dà la legge delega del ’75, che dava alla Sardegna ampi poteri in questo campo. È la classe dirigente che in questi anni non ha usato i poteri che la legge le assicurava e nel tempo lo Stato se li è ripresi. Io intendo riappropriami dei poteri. E di fatto procedere in sede regionale alla stesura delle regole urbanistiche, senza concertarle con lo Stato Centrale. Questo non significa che vogliamo violare le leggi, ma che vogliamo liberare l’urbanistica dalla lentezza della burocrazia e dai suoi paradossi». Per spiegare meglio la posizione usa un’iperbole. «Quando la soprintendenza ti dice che devi buttare giù il porto canale non puoi restare passivo».

E su questo tema va oltre. «Il vantaggio è evidente – continua. Invece di metterci anni a fare una riforma urbanistica, la facciamo in pochi mesi. In passato anche se gli uffici regionali correvano a Roma si è sempre andati a passo lento. Ora io faccio tutto e poi porto la riforma a Roma e la discuto con lo Stato». E annuncia un’altra idea che vuole portare avanti. «In questo progetto di sburocratizzazione e di riacquisizione dei poteri credo che debba rientrare anche la regionalizzazione della Soprintendenza».

L’urbanistica del bello. Sanna ha due pilastri concettuali nella sua visione urbanistica: il concetto del bello e l’identità. «Mi rifaccio sempre al geometra di Aglientu che mi diceva che se un edificio è brutto lo è a due metri dal mare e a due chilometri – racconta l’assessore –. E da questo dobbiamo partire. Ma anche da un’altra certezza. Non vogliamo giocarci il paradiso che madre natura ci ha donato. A Cagliari non tutti capiscono, ma io prendo come esempio il modello creato dal principe illuminato Karim Aga Khan, quello della Costa Smeralda, in cui lo sviluppo viene portato avanti con il totale rispetto dell’ambiente e della natura. Ci sono case costruite a pochi metri dall’acqua che sono finite nei manuali di architettura. E obbrobri che sarebbero osceni anche a due chilometri dal mare. Non bisogna ragionare per categorie rigide. Io credo nella riqualificazione. Dobbiamo cancellare le brutture e per farlo sono pronto anche a concedere premialità volumetriche. Se si butta giù una bruttura e si crea un edificio bello e armonico è giusto dare un incentivo». Sanna va dritto al punto. «Io ho il coraggio di dire cose che possono essere anche scomode – continua –. Ma non sarebbe più bello buttare giù il complesso della Marmorata a Santa Teresa e ricostruirlo in un modo diverso? Meno impattante? La verità è che a guidarci deve essere il concetto di bello. Una bella struttura può riqualificare il territorio».

Stop seconde case. E anche su come dovrà essere indirizzato lo sviluppo urbanistico l’assessore ha già un quadro definito. «In questi anni si sono costruite troppe seconde case – dice Sanna –. Direi che è il momento di cambiare rotta. Si devono autorizzare solo le strutture ricettive di alta qualità. Non permetteremo strutture da caserma. A guidarci anche in questo caso deve essere un concetto chiave: l’identità. Parola che abbiamo inserito anche nella legge urbanistica. Gli edifici devono qualificarsi anche per la loro coerenza con l’identità. Il turista che arriva nell’isola deve capire di trovarsi in Sardegna. Si deve privilegiare la nostra specificità. La casa campidanese è inconfondibile, così come lo stazzo gallurese».

Le zone interne. «Per noi restano una priorità, ecco perché la maggior parte degli investimenti sono proiettati proprio sulle zone interne. Pensiamo per esempio di concentrare in questa parte di Sardegna i futuri campi da golf. Se se ne creano in paesi che magari si spopolano o sono in una grande difficoltà economica si dà un futuro a queste zone. I campi da golf non creano solo ricchezza in sé, ma danno vita a un indotto. E con strategie come queste non solo si ripopolano i paesi dell’interno, ma si allunga anche la stagione. C’è una fetta di turisti che non mira al balneare, ma cerca territori veri. Si potrebbe pensare di recuperare anche centri spopolati o abbandonati e trasformali in una sorta di albergo diffuso. Centri che esaltino proprio l’identità dei borghi sardi e si qualifichino per la loro genuinità».

Fuori stagione. Un capitolo a parte è legato al rapporto tra urbanistica e turismo. «E alla necessità di allungare la stagione – continua Sanna –. Ma per fare questo è indispensabile consentire a chi ha strutture ricettive di renderle fruibili anche in inverno. Per questo dico che se è necessario chiudere una veranda perché l’albergo possa offrire questo spazio anche nei mesi freddi deve essere consentito. O se si vuole coprire una piscina. Nello stesso tempo si deve consentire ai turisti che arrivano in inverno di non trovare il deserto».

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