Budget Policlinico: agli studi medici neanche un euro

Oltre 2 milioni sulla carta, ma ne verranno utilizzati 300mila Chieste prestazioni non erogabili, firmato un solo contratto

SASSARI. Una occasione sprecata per migliorare il livello di assistenza nel sassarese. Tanti soldi stanziati, un potenziale di 2 milioni 385 mila da spalmare sulla sanità locale per erogare prestazioni in convenzione. In modo da colmare, almeno in parte, il vuoto lasciato dal fallito Policlinico. E invece, di quel prezioso tesoretto, saranno utilizzate solo briciole, forse 400mila euro. Infatti solo una struttura, il centro Benessere di Platamona, ha firmato il contratto con l’Ats e ha percepito i finanziamenti finalizzati ad abbattere le liste di attesa. Ma potrà lavorare solo con il limitatore inserito. Attorno a questo fortunato beneficiario c’è il deserto. Tra gli altri erogatori di servizi c’è chi cade dalle nuvole perché non è nemmeno a conoscenza di bandi e convenzioni, come Laser Chirurgia Ambulatoriale Srl di via Verona. E c’è chi nel proprio studio non possiede le dotazioni tecniche in grado di soddisfare gli standard richiesti dalla Regione, come lo studio radiologico Urigo di via Galleri. In una prima bozza di delibera in elenco veniva ricompreso con un budget assegnato di 728mila euro. Ma saranno soldi che rimarranno solo sulla carta, perché la Regione richiedeva una serie di prestazioni diagnostiche che i macchinari in dotazione non sono in grado di erogare. Quindi nessuna possibilità di sottoscrivere il contratto, nessun correttivo adottato successivamente, e lo studio Urigo nella delibera successiva viene depennato. Quanto ai due studi cardiologici individuati dalla Regione, ovvero Marongiu e Pittalis, non è stata concretamente assegnata alcuna somma utilizzabile dei fondi stanziati. I titolari, dal canto loro, hanno fatto presente all’Ats (e sono ancora in attesa di risposta) «che le prestazioni che l’Ats avrebbe intenzione di acquistare non sarebbero idonee a soddisfare le esigenze relative all'abbattimento delle liste d'attesa». E siamo a fine settembre, con le risorse che scadono il 31 dicembre. Insomma, un tempo utile di 3 mesi per utilizzare un budget che dovrebbe coprire l’arco di un anno. Il pasticcio è evidente e assume contorni paradossali: i soldi ci sono, rappresentano una boccata di ossigeno per una sanità che annaspa, ma non possono essere spesi e andranno sprecati. In questo cortocircuito non è nemmeno chiaro di chi siano le responsabilità, che sembrano democraticamente condivise. Il quadro è questo: nel sassarese sarebbero dovuti piovere 1 milione 760mila euro, cioè una minuscola fetta del budget accantonato dalla Regione per il mancato accreditamento 2019 per il Policlinico (9 milioni complessivi). A beneficiarne, almeno sulla carta, sono il Centro salute benessere di Platamona che dovrebbe fornire risonanze e tac per 1.104.097. Laser chirurgia ambulatoriale di via Verona alla quale la delibera assegna finanziamenti per 350mila euro, e gli studi cardiologici Marongiu (198mila euro) e Pittalis (106mila). Il senso dei fianziamenti è questo: per sopperire alle mancate prestazioni offerte dal Policlinico, la Regione aveva previsto l’utilizzo della metà del suo accreditamento (4 milioni 458 mila euro su 9 milioni totali) per abbattere le liste d’attesa. Di queste risorse solo la metà, ovvero 2 milioni 385 mila sarebbero dovute andare alle strutture private sassaresi convenzionate. In verità da 2 milioni 385mila, paletto dopo paletto, si è rosicchiato il budget a 1 milione 760mila euro. Gli altri 2 milioni invece sono stati assegnati, per le stesse finalità, a strutture ricadenti in altre province. Poi però, alla fine dei conti, l’unica struttura che concretamente ha usufruito di 1 milione di euro è Platamona. Che però tra le tante prestazioni erogabili, potrà fare solo risonanze al capo e alla colonna vertebrale. Quindi, con tali paletti, e grazie ai ritardi nell’accreditamento delle somme, forse di quel milione spenderà 400mila euro. E queste sono le briciole, sugli oltre 2 milioni previsti, che incideranno realmente sulle liste di attesa a Sassari. A cosa si deve una simile anomalia? Non si capisce come la Regione abbia potuto inserire nell’elenco strutture non compatibili con le prestazioni richieste. Ed è altrettanto singolare che l’Ats, che dovrebbe avere il polso della situazione locale, non abbia messo una pezza. Il motivo potrebbe essere il vuoto organizzativo e dirigenziale in Ats: il commissario nominato da poco e i referenti d’area ancora latitanti. Ma a fare le spese di tanta inefficienza, sono i sassaresi, costretti ad attendere mesi per una tac in convenzione.

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