Sassari, troppa burocrazia e disagi per i vaccini: allevatori in rivolta

Pagamenti anticipati dei farmaci e ricetta elettronica: è caos. I veterinari: «Complicato per noi, figuriamoci per i pastori»

SASSARI. L’idillio tra gli allevatori e l’istituto zooprofilattico della Sardegna sembra destinato a tramontare. La burocrazia, quando attecchisce nel mondo delle campagne, è come un’erba nociva che andrebbe estirpata. Invece, dicono veterinari e pastori, sta trovando terreno sin troppo fertile.

Il primo problema è la ricetta elettronica obbligatoria per i vaccini. Si tratta di una norma nazionale, che però complica il lavoro dei medici. A questa difficoltà l’Istituto Zooprofilattico ci ha aggiunto del suo: ha imposto il pagamento anticipato del farmaco che l’istituto andrà successivamente a produrre. Un po’ come andare in farmacia, ordinare un’aspirina, e pagare alla Bayer la pastiglia prima che venga fabbricata. Il provvedimento, sulla carta avrebbe anche un senso: è capitato che le aziende avessero bisogno di un particolare vaccino, il veterinario facesse la prescrizione e lo ordinasse, i tecnici del laboratorio si mettessero al lavoro e poi nessuno andasse a ritirare il prodotto. Però esistono altri sistemi sanzionatori, come una sorta di daspo o il pagamento degli arretrati per chi si rivolge nuovamente all’Istituto. Invece si è scelto di tagliare la testa al toro con l’acquisto anticipato del farmaco. «Chi ha adottato questo provvedimento – spiega la veterinaria Rosana Fiori – dimostra di non conoscere bene la realtà agropastorale. Che è fatta di ritmi e tempi ben cadenzati. La prescrizione elettronica e il pagamento anticipato creano enormi disagi. Io devo fare la prescrizione del vaccino, contattare l’Istituto Zooprofilattico, chiedere quanto costa, comunicarlo all’allevatore, il quale deve andare alle poste o in banca, fare il bonifico, dopodiché comunicare all’Istituto l’avvenuto pagamento tramite mail. E mi chiedo quanti pastori abbiano a disposizione gli strumenti informatici. E infine, l’altra follia, i vaccini potranno essere ritirati all’ufficio vendite dalle 9 alle 11 dal lunedì al giovedì. Questo significa gettare un’intera giornata di lavoro, mettersi in auto da Bultei, Bono, Tempio, percorrere 250 chilometri, e magari farsi ore di fila proprio perché le fasce orarie sono poche e concentrate. Io so come andrà a finire: che tutta la burocrazia ricadrà sulle spalle di noi veterinari e saremo costretti a prescrivere il minimo indispensabile. E il lavoro prezioso dell’Istituto zooprofilattico andrà pian piano a estinguersi».

Non basta: «A rendere ancora più astruse le procedure c’è la questione dei richiami – spiega il veterinario Daniele Apruzzese – perché a distanza di 20 giorni bisogna rifare da capo tutta la trafila. Cioè nuova prescrizione, pagamento in banca, mail, ritiro a Sassari, centinaia di chilometri. In più, sia in fase di prima ricetta che di richiamo, si possono ordinare o 100 ml di farmato 250 ml. Significa che se all’azienda ne servono 60, saranno soldi e prodotto sprecato. In più per noi medici avere a che fare con una piattaforma elettronica a volte è un’odissea. Sei col pc in una zona isolata, coperta malissimo dal segnale internet. Fai fatica a connetterti, talvolta il portale si impalla: insomma, procedure cartacee che sbrigheresti in 40 secondi, finiscono per richiederti anche 20 minuti».

Insomma la burocrazia rischia di minare alla base un contributo fondamentale per il benessere animale e delle aziende zootecniche. L’Istituto zooprofilattico ha il vantaggio di poter calibrare la produzione di un vaccino sul ceppo bateriologico isolato in quella determinata azienda. È un farmaco altamente specifico, mirato per proteggere o curare gli animali in un contesto particolare. Ma vaccini e antibiotici, per essere efficicaci devono essere messi in campo nel più breve tempo possibile. Si rischia di perdere questa tempestività d’azione. E molti allevatori, scoraggiati dalla burocrazia, preferiscono rivolgersi alle case farmaceutiche private.

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