Al pronto soccorso di Sassari si lavora con quaranta gradi

Pazienti e operatori costretti a boccheggiare per i condizionatori spenti in sala d’attesa e all’interno

SASSARI. Non bastavano le aggressioni ai medici e la cronica carenza di organico che costringe gli operatori a turni massacranti e i pazienti ad attese infinite, quasi sempre senza il conforto di un parente o un accompagnatore, costretti nella maggior parte dei casi ad allontanarsi anche dal piazzale d’ingresso di viale Italia.

Al pronto soccorso ora ci si mette anche il caldo a rendere infernali le giornate di chi quotidianamente ci lavora e di chi ci si reca per chiedere aiuto. Con i condizionatori spenti per il rischio di contagio del coronavirus, gli ambienti del pronto soccorso i giorni scorsi – con le temperature che hanno sfiorato i 40 gradi – si sono trasformati in vere e proprie saune.

Per tentare di rendere meno bollenti gli ambulatori e le sale in cui sostano i pazienti l’Aou ha predisposto dei climatizzatori portatili collegati a dei bocchettoni esterni che obbligano a tenere le porte aperte.

«La situazione è sempre più preoccupante – denuncia la segretaria nazionale della Confederazione Usae e segretaria territoriale Fsi Mariangela Campus – con la chiusura degli ospedali come Ittiri, Thiesi e Alghero si concentrano sul pronto soccorso di Sassari gran parte dei pazienti del nord Sardegna e per questo si crea il caos, con persone che rimangono in fila anche quindici ore. È come se la maggior parte dei voli in arrivo in Sardegna venissero concentrati tutti ad Alghero, si creerebbe un problema di sicurezza perché l’aeroporto non sarebbe in grado di sopportare tutto questo carico e gli aerei rimarrebbero in quota in attesa dell’autorizzazione per l’atterraggio. Così succede per i poveri pazienti che attendono giornata intere al caldo che qualcuno li prenda in carico e gli dia l’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno». (l.f.)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes