Breast unit, tre anni di silenzi

Nel 2017 l’atto aziendale dell’Aou ne deliberò l’istituzione ma ad oggi resta una gravissima incompiuta

SASSARI. 2017-2020. Tre anni di attesa, tre anni in cui la Breast unit avrebbe potuto, e ancor più dovuto, prender forma a Sassari. E dare finalmente a migliaia di donne la possibilità di avere un percorso dedicato per la diagnosi e la cura del tumore al seno. E allo stesso tempo l’opportunità, alle tante eccellenti professionalità sassaresi di questo ramo, di lavorare ancora meglio, con procedure più snelle e un indispensabile incremento di personale. Possibili proprio con l’istituzione di una struttura ad hoc.

Sembrava cosa fatta, d’altronde la Breast unit era stata deliberata tre anni fa nell’atto aziendale dell’Aou di Sassari. E nello stesso anno veniva deliberata anche a livello regionale. Invece è calato il silenzio.

L’unica certezza è che i medici non si sono fermati, perché in questi tre anni di attesa hanno curato più di 1500 donne e ne hanno preso in carico altrettante. Sono gli stessi specialisti che continuano a riunirsi ogni settimana nel Team senologico multidisciplinare per assicurare il miglior percorso per le donne.

Lavorano instancabilmente, affrontano le difficoltà quotidiane sempre garantendo alle pazienti una diagnosi, una cura e un’assistenza secondo le linee guida nazionali.

Le tappe di questa gravissima incompiuta sanitaria cominciano il 5 giugno 2017 quando a Sassari parte “in via sperimentale” la Smac (Senologia multidisciplinare aziendale coordinata) che viene collocata in viale San Pietro alla stecca bianca. L’obiettivo è quello di costruire un percorso per la realizzazione di una Breast unit. A ottobre dello stesso anno si delibera l’atto aziendale dell’Aou dove nel dipartimento di onco-ematologia viene istituita la struttura semplice dipartimentale “Coordinamento Breast unit”. Da allora migliaia di donne si sono rivolte alla Smac dove vengono prese in carico da specialisti e specialiste che nei loro incontri settimanali collegiali trattano ogni singolo caso clinico operando secondo le più aggiornate linee guida nazionali.

Ma qui si evidenzia una delle tante criticità. Il personale della Smac, infatti, non si occupa solo della senologia e continua a far capo al reparto di appartenenza. Questo significa che svolge anche altre mansioni compresi i turni di guardia e le reperibilità. La conseguenza è che la presenza alla Smac è comprensibilmente ridotta e si verifica quindi un aggravio di lavoro.

La radiologia senologica dell’Aou ha solo due medici a tempo pieno, mentre gli altri due sono in condivisione con la radiologia dell’ospedale civile. A questo deve aggiungersi anche la carenza di personale infermieristico, succede quindi che alcune procedure (biopsie e Vab) non possano essere svolte con regolarità.

Poi ci sono criticità di tipo organizzativo. Ad esempio il fatto che la radiologia senologica dell’Azienda continua a svolgere le mammografie al Cup limitando fortemente l’accesso alle donne inviate dagli specialisti senologi della Smac.

È una gravissima anomalia il fatto che non sia stato ancora attivato un reparto dedicato di Chirurgia senologica dove far confluire le pazienti che attualmente vengono operate in tre strutture differenti di chirurgia generale (Clinica chirurgica, Patologia chirurgica e Chirurgia plastica). Questo, oltre a determinare una difficoltà nell’organizzazione operatoria, crea confusione nelle donne che spesso non sanno dove rivolgersi e pensano – sbagliando naturalmente – che ci siano differenze di trattamenti da una struttura all’altra. Un unico reparto chirurgico, con personale dedicato per una patologia così diffusa e importante (è la prima causa di tumore nella popolazione) oltre che rassicurare le donne sul fatto di essere in un Centro dedicato e di eccellenza consentirebbe una migliore organizzazione dell’attività e dell’erogazione delle prestazioni.



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