Addio a Pinuccio Saba La Nuova piange un amico

Stava per compiere 64 anni, ha combattuto con coraggio contro la malattia Ci mancheranno le battute e il suo sorriso. Il nostro abbraccio a Fabio e Matteo

SASSARI. É una giornata triste per la Nuova Sardegna. Ieri ci ha lasciato il nostro collega e amico Pinuccio Saba: avrebbe compiuto 64 anni il prossimo 15 agosto, una data particolare - come amava raccontare - una giornata di festa in cui tutti sono impegnati a fare altro, perchè il Ferragosto è così. E allora Pinuccio diceva che era nato “il giorno dopo i Candelieri”, e ci rideva sopra.

Era malato da qualche tempo Pinuccio, e si portava dietro anche un dolore grande: quello per la scomparsa della moglie Ketty. Così, quando la malattia l’aveva attaccato in maniera subdola e vigliacca, all’inizio aveva dato persino la sensazione di non volerla combattere. Aveva un atteggiamento che sembrava esprimere quel lasciarsi andare, quasi a voler fare al più presto un viaggio che lo avrebbe portato a riabbracciare la sua adorata Ketty. É stata una fase complicata, difficilissima, e Pinuccio ha ritrovato piano piano la forza per reagire, per infilare i guantoni e provare a combattere la nuova battaglia. D’altronde aveva fatto sempre così: una lunga esperienza da precario in un mondo - quello del giornalismo - dove le posizioni conquistate senza l’aiuto di nessuno valgono per sempre. Dalle tv locali a quelle regionali, il passaggio alla Nuova con periodi trascorsi a Nuoro e Olbia: ovunque tracce di un collega sempre a disposizione, soprattutto di un amico.

La svolta nel 2003, l’assunzione come corrispondente da Porto Torres. All’inizio era titubante, ma accettò. Entrò in punta di piedi, ma solo per poco. Poi il suo modo di fare, la capacità di coinvolgimento lo avevano portato ad avere tanti amici. E anche rispetto e stima per l’attività professionale in una realtà carica di problemi con le vicende del Petrolchimico, del porto e dell’Asinara che ha seguito con passione. La città di mare lo conquistò, così comprò casa dall’oggi al domani, cogliendo al volo l’offerta di un amico costruttore che aveva appena realizzato delle villette a schiera a Serra Li Pozzi. «Non mi sono mai pentito di avere cambiato città – aveva confidato – io sono uno che sta bene ovunque, mi piace viaggiare. Ma qui c’è il mare, trovo più facilmente il sole e ormai ho tanti amici. Resto qui».

Ieri la nostra riunione di redazione del mattino è stata interrotta da una notizia che sapevamo potesse arrivare ma che abbiamo sperato di tenere lontana. Nel pomeriggio il ricordo del direttore Antonio Di Rosa davanti ai colleghi, a pochi metri la scrivania di Pinuccio ancora con tutte le sue cose. E dal lontano Libano, la telefonata del tenente colonnello Marco Mele per esprimere il pensiero e l’affetto degli amici della Brigata Sassari alla quale Pinuccio era molto legato. Ma anche quelle dei colleghi di altre testate, dell’Assostampa e dell’Ordine per un ultimo grande abbraccio.

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