«Per le Breast unit serve una rete associativa forte»

Loredana Pau (Europa Donna Italia): è la controparte ideale delle istituzioni Sassari aspetta da 3 anni la sua struttura con un numero di nuovi casi allarmante

SASSARI. Le linee guida nazionali prevedono che una Breast unit – per definirsi tale – debba rispettare una serie di requisiti di base, essenziali e molto precisi. La struttura, ad esempio, dovrebbe trattare più di 150 nuovi casi di carcinoma mammario ogni anno. Ma è possibile anche uno spostamento in difetto del 10%, quindi si arriverebbe a 135. «Sassari ne fa tre volte tanto. E ne farebbe molti di più se non ci fossero problemi di tipo tecnico e organizzativo».

Loredana Pau, consigliera di Europa Donna Italia e coordinatrice della rete delle Associazioni, conosce bene i numeri delle varie regioni d’Italia ma in modo altrettanto dettagliato conosce la situazione della Sardegna e di Sassari in particolare. Per questo non usa mezzi termini: «Sono numeri significativi, Sassari non può più aspettare».

La Pau parla di «ampi spazi di miglioramento», un modo gentile per dire che il fatto che la Breast unit dal 2017 a oggi sia rimasta nella carta è molto grave. Deliberata nell’atto aziendale dell’Aou e poi dimenticata. Nonostante si sia davanti a un sempre più elevato numero di donne che ogni anno ricevono una diagnosi di tumore al seno, in un territorio dove eccellenti professionalità non sono messe nelle condizioni di lavorare meglio.

Ancor più grave è che nella bozza della riforma sanitaria regionale nemmeno se ne parli più. Ecco perché secondo Loredana Pau è indispensabile, ora più che mai, «avere una rete associativa forte, per portare avanti questa battaglia. Sarebbe un’ottima controparte delle istituzioni». È vero che nella bozza di riforma sono citate le associazioni, viene sottolineata l’importanza del loro coinvolgimento «e proprio questa potrebbe essere l’occasione giusta per rafforzare una rete dedicata alla senologia».

Unità, compattezza, per avere più forza in una battaglia per la salute di migliaia di donne. Il tumore al seno è la prima patologia oncologica: «I numeri sono importanti e impattanti nelle strutture – spiega la consigliera di Europa Donna Italia – Non si può non prendere in considerazione questa realtà. E se i tentativi con la precedente giunta regionale non sono andati a buon fine la speranza è che questa sia la volta buona. Il punto di partenza deve essere un confronto costruttivo». Che, però, porti in tempi rapidi alla realizzazione concreta della struttura. «E quando parliamo di riorganizzazione – spiega la Pau – ci riferiamo a tutti i passaggi: screening, diagnosi, cura, percorso, follow up». E proprio screening e follow up (cioè inizio e fine del percorso che una donna affronta) sono al momento emergenze da risolvere. Perché il lockdown ha rallentato tutto «ed è urgente sbloccare al più presto questa situazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes