Sassari, dieci famiglie intrappolate in casa

Da un mese l’ascensore è rotto e il Comune non lo ripara. «Qui malati e anziani, non usciamo più»

SASSARI. Un ascensore galeotto, che dopo anni a singhiozzo decide di fermarsi definitivamente a fine luglio. Un danno importante, da oltre 20mila euro, che il Comune non ha i soldi per riparare. Una palazzina intera sotto sequestro da un mese. Cinque piani, dieci appartamenti, tante storie che si affacciano negli ariosi pianerottoli, puliti di fresco e pieni di fiori. Perché al “27” di via Donizetti ci tengono a fare le cose per bene: nessun moroso, nessuna testa calda, nessun problema. Ma dieci famiglie, alcune lì da 30 anni, che abitano “con affetto” le case comunali alle porte di Santa Maria di Pisa.

«Guardi che panorama – mostra uno di loro orgoglioso indicando gli orti di Casaggia –. Qui da noi teniamo tutto in ordine. Facciamo le manutenzioni ordinarie, paghiamo canoni e bollette. E non abbiamo mai creato problemi». Nemmeno quando l’ascensore, per anni, faceva le bizze: «Chiamavamo i tecnici, e lo riparavamo a spese nostre».

Il 20 luglio però si blocca per l’ultima volta, di notte con una ragazza dentro. La mattina arrivano i tecnici inviati dal Comune ed emettono la sentenza: il motore è rotto, andrà sostituito. «Pensavamo che da lì tutto procedesse autonomamente – racconta una degli inquilini – e abbiamo aspettato per una settimana senza nemmeno fare una telefonata». Nulla invece procede, se non i disagi. Anche perché l’età media degli storici occupanti è in trent’anni salita alle stelle. E gli energici ottantenni che vivono al “27” hanno spesso patologie importanti. Come alcuni dei loro figli. Diabete, ictus, problemi cardiaci, invalidità varie. «Di fatto – spiegano – siamo bloccati in casa. Pochi affrontano i piani di ripide scale. Chi vive agli ultimi semplicemente non esce più». E così c’è chi è scappato a stare dai figli, chi ai figli chiede di portare ogni giorno su acqua, spesa, medicine. E chi invece si è ritrovato completamente solo. Tutti però sono uniti nel portare avanti la civile quanto risoluta battaglia con il Comune. «Abbiamo iniziato a lamentarci – racconta un condomino –. Ci hanno detto che la riparazione costava più di 20mila euro solo per il motore dell’ascensore. E che, secondo una legge regionale, avremmo dovuto contribuire in parte. Cinquemila euro, 500 ad appartamento».

Una doccia fredda, per famiglie più che dignitose ma che certamente non nuotano nell’oro. Ma quell’ascensore fuori servizio è per loro la vita. E allora i condomini si riuniscono, e decidono per l’ennesima volta, di fare la loro parte. «Abbiamo detto – raccontano – che ci avremmo messo la buona volontà. La parola d’onore. Avremmo pagato, magari a rate, aggiungendoli al canone dell’affitto. Ci hanno detto che eravamo una palazzina modello. Stavamo chiedendo che si fidassero di noi».

Il responsabile comunale si fida, dice che così si può andare avanti. Che gli avrebbe fatto sapere. «Ma da allora – sottolineano in coro un gruppo di residenti – sono passati 15 giorni. E non abbiamo saputo più niente. Siamo rimasti chiusi in casa con il soffocante caldo agostano. Con sempre meno persone disposte ad aiutarci. Di nuovo bloccati dopo gli interminabili mesi di lockdown».

Il problema sembra sia legato ai soldi, che il Comune deve trovare. In un periodo in cui anche 20mila euro diventano un capitale per le vuote casse di Palazzo Ducale. «Noi – chiudono i residenti del “27” – non vogliamo fare la guerra. Ma ci sono patologie importanti, persone che devono uscire per la loro salute, e invece hanno smesso anche di andare a fare le visite. E poi ci sono le necessità di ogni giorno. Potremmo chiamare vigili del fuoco, polizia municipale, carabinieri e 118 ogni giorno, ma siamo persone serie. I problemi vogliamo risolverli, non crearli».

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