Campi ai ragazzi in autogestione

Sperimentazione del Comune allo skatepark di Carbonazzi e al playground da basket di Sant’Orsola

SASSARI. Campetti aperti, affidati semplicemente al buon senso e alla civiltà di chi li usa. E, si spera, li tratti bene. Decide di sperimentare nuove vie l’amministrazione comunale nella gestione dei già non numerosi spazi cittadini. E lo fa con due strutture con storie e collocazioni profondamente diverse, ma accomunate dall’origine delle discipline che possono ospitare. Sport giovani, “di strada”, aggregatori naturali praticati liberamente ai quattro angoli del mondo. Skate e basket insomma.

Gli impianti, si diceva, sono due. Il primo è lo skate park in via Demuro, a Carbonazzi. Il Comune aveva tentato di darlo in gestione alla Csi ma la scelta, nonostante l’impegno e gli sforzi profusi dall’affidatario, si è rivelata inadeguata a causa dei cospicui oneri in capo al gestore (assicurazione collettiva, tecnici responsabili della sicurezza, formazione continua dei volontari per l’aggiornamento delle qualifiche di utilizzo del defibrillatore) a fronte della impossibilità di generare introiti per le caratteristiche proprie dell’impianto. Tanto che lo stesso gestore ha alzato bandiera bianca con un anno di anticipo rispetto alla scadenza.

Il secondo è un campo di basket a Sant’Orsola, vicino alla Buddi Buddi. Costato 70mila euro, “consegnato” (compreso di posteggi) nel 2019 ma mai entrato in funzione, e già in fase di semi abbandono.

«Il campo di piazza Bande – recita la delibera di giunta del 5 agosto che dà il via alla doppia sperimentazione - per la peculiare collocazione in cui si trova, al centro di un ideale quadrato delimitato da palazzi quasi “pertinente” ai medesimi, ben si presta a divenire spazio sociale e aggregativo degli abitanti della zona e, più in generale, del quartiere».

A unire i due spazi alcune altre caratteristiche: in entrambi i casi non sono presenti servizi di base (servizi igienici, spogliatoi) e le recinzioni sono facilmente valicabili tanto da non rappresentare un valido deterrente all’ingresso (nello Skate Park non c’è nemmeno impianto di illuminazione).

Gli spazi sono insomma difficili da affidare, e allo stesso tempo sono perfetti per mettere alla prova i ragazzi nell’autogestione.

«La finalità - recita ancora la delibera - è quella di suscitare l’interesse di giovani, e non solo, praticanti, anche di quelli meno propensi a svolgere attività fisica in uno spazio strutturato per i quali un impianto sportivo a libero accesso potrebbe rappresentare una valida alternativa alla strada».

Il Comune per ora si limiterà alla predisposizione della cartellonistica da affiggere negli impianti per dettare le regole minime di accesso e responsabilizzare i praticanti (e anche per sollevare l’amministrazione da ogni responsabilità derivante da un uso improprio degli spazi), anche se non esclude l’idea di installare un impianto di videosorveglianza per rendere più difficile la vita a eventuali vandali. La speranza però è che, chi usa lo spazio, ne diventi il più attento ed entusiasta difensore.

La palla (e lo skate) ora passano ai ragazzi. Con il Comune che si prende un anno di tempo per “osservare” quanto il modello funzioni. E possa, magari, essere replicato. Dando nuova vita a spazi abbandonati e difficili da dare in gestione, e nuove responsabilità a una generazione che dimostrerà sicuramente di meritarsele.

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