Serafino, l’ultimo mago delle reti

Cinquant’anni in mare sui pescherecci: primo di 10 figli, oggi è rimasto solo a rammendare la “rezza”

PORTO TORRES. Ha solcato il mare del nord Sardegna per mezzo secolo andando a pesca sin da ragazzino con i pescherecci a strascico nel golfo dell’Asinara. Una lunga storia quella di Serafino Fattacciu, nato a Porto Torres il 15 settembre 1947, il primo dei 10 figli del pescatore Vittorio Fattacciu. Oggi è l’ultimo lupo di mare che ripara ancora le reti. Filo e coltello affilato, cucisce con abilità, chiudo buchi e unisce pezzi strappati. Così le reti tornano utilizzabili, altrimenti sarebbero da buttare via.

Quello del “rammendatore” è un vecchio mestiere, nessuno lo fa più, non è stato possibile tramandarlo alle nuove generazioni. É un’arte che purtroppo andrà estinzione. Come altre antiche professioni.

La pelle bruciata dal sole, tra le rughe che gli segnano il viso scuro si nota un sorriso rassicurante da uomo d'altri tempi. Dopo aver raggiunto l’età della pensione, Serafino non ha dimenticato l’antico mestiere, e ogni giorno lo si può vedere nel piazzale della banchina Segni seduto nello sgabello intento ad aggiustare le reti da pesca. A 74 anni è il più abile a rattoppare reti con coltello affilato e gugella, l’immancabile sigaretta in bocca. E nella parte del porto commerciale più vicino alla città la sua presenza è fissa. Una lunga storia di mare la sua, cominciata quando il babbo lo volle con se, primogenito, a bordo dei pescherecci.

«Oggi tra i giovani e la pesca c’è una distanza incolmabile – dice Serafino Fattacciu – e ogni volta che a qualcuno di loro viene chiesto di imbarcarsi, prima di salire a bordo chiedono quant’è la paga. Bisogna aggiungere poi che nel golfo manca anche la giusta quantità di pesce rispetto al passato, forse perché quel mare è stato sfruttato oltre ogni limite. E a conferma di quanto affermo ho visto l’altra sera i pescherecci che sono rientrati in porto con scarso bottino: con tutto il loro pescato non sono infatti riusciti a riempire trenta casse. Tra le specie ittiche sono inoltre diventate quasi rare le sardine, le acciughe e sono sparite le palamite». Una differenza rispetto a quando Serafino iniziò da giovanissimo a conoscere quel mondo, dove l’amore per il mare significava soprattutto rispetto e lavoro. La prima uscita di tantissimi anni fa fu a bordo del peschereccio “Anna Maria” dell’armatore Colombino – imprenditore che aprì anche un negozio per articoli da pesca nel Lungomare – e dopo la prima breve esperienza imbarcò col padre Vittorio sul “Giovanni Fara”, di proprietà della famiglia che all’epoca aveva lo stabilimento del pesce.

La svolta con l'arrivo del nuovo peschereccio “Aurum” della ditta Rum: «Mi venne affidato il comando per 12 anni, quando la pesca a strascico di allora era superiore ad oggi di almeno quattro volte e la flotta pescherecci contava 31 unità. Il mio ricordo più bello rimane una pescata miracolosa nel 1968, dove in due cale si riuscì a portare in coperta col peschereccio la “Filomena” più di 2000 aragoste di varie dimensioni, che vennero custodite nella ghiacciaia di bordo. Un’ altra pescata indimenticabile fu nella pesca a fondale a gamberi col “Battalliere”, assieme a mio padre Vittorio, dove riempimmo 90 casse di gamberi: si trattava di casse tradizionali in legno, prima dell'avvento del polistirolo, e tanta fu la sorpresa che insistemmo per un mese nella pesca a fondale». Le difficoltà che si trovano a vivere i pescatori di oggi sono molte, tra leggi europee e normative sulla navigazione, e di questo Serafino Fattacciu ne è consapevole.

«Le spese degli armatori per uscire a mare non sono poche tra gasolio e reti che si rompono, oltre ai continui controlli e adeguamenti da fare sia alla barca che alle attrezzature».

Serafino +è rimasto fedele al suo mare che batteva ogni giorno. Per più di cinquant’anni.

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