Alla caccia delle varianti del covid

Il direttore del laboratorio di Microbiologia Salvatore Rubino: «Analizziamo 500 tamponi al giorno»  

SASSARI. Era il 7 marzo 2020 quando il laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Aou di Sassari isolava per la prima volta il virus Sars Cov-2. I primi casi venivano individuati su due pazienti provenienti dal distretto sanitario della Gallura. A distanza di un anno, il laboratorio diretto dal professor Salvatore Rubino è ancora in prima linea e adesso l'attenzione è focalizzata sulle varianti del virus che tanta preoccupazione stanno generando tra medici, infettivologi e virologi.

Il laboratorio è passato dall’analizzare 600 tamponi annuali in qualità di centro di riferimento per l'influenza a 200 tamponi al giorno contro il Covid, per arrivare anche a 1400 al giorno. «Un balzo enorme – afferma Salvatore Rubino – che è stato possibile sia grazie al grande lavoro quotidiano di tutto il personale, operativo sette giorni su sette e ventiquattr’ore su ventiquattro, sia grazie ai quattro macchinari di cui disponiamo che ci consentono di analizzare anche più campioni contemporaneamente». Un ruolo importante lo hanno svolto i dirigenti medici, i tecnici di laboratorio, i giovani specialisti in biologia molecolare e virologia che, in tutti questi mesi, hanno lavorato nella struttura al piano terra della palazzina di Malattie infettive. E i numeri realizzati sino a ora sono da record. «Abbiamo effettuato l'analisi di oltre 185 mila tamponi, per una media di 506 tamponi al giorno – prosegue il docente – e, soltanto di recente, abbiamo individuato ben 45 casi di variante inglese, confermate negli screening effettuati a Bono, La Maddalena e San Teodoro. A questi si aggiungono alcuni casi nel nord Ovest Sardegna».

Ed è proprio questa la novità: «La comparsa della variante inglese con la sua alta contagiosità desta preoccupazione – riprende – ma ora siamo sicuramente molto più preparati rispetto a prima, sia come laboratorio sia come ospedale». L’ultimo flash test dell’Iss a cui ha partecipato il laboratorio diretto da Salvatore Rubino ha permesso di evidenziare una prevalenza della variante inglese pari al 75 per cento. «Non escludo che a breve possa essere addirittura quella prevalente – sostiene – ma questo non significa che non dobbiamo continuare a cercare anche le altre, la brasiliana o la sudafricana. Oppure addirittura altre ancora che potrebbero fare la loro comparsa». Per il professor Rubino quella dei tamponi molecolari resta una strategia fondamentale. «Sono questi che ci consentono di identificare le varianti che vengono da fuori – spiega – e non soltanto quella inglese che era già presente in Sardegna sicuramente da gennaio ma con casi sporadici e non si era diffusa come nel caso degli attuali focolai registrati a Bono, a La Maddalena e a San Teodoro».

Il laboratorio è già pronto a effettuare la sequenza intera del genoma del virus . «Questo – afferma ancora – ci consente di capire l'evoluzione del virus che isoliamo e la sua provenienza, di realizzare una sorta di carta d’identità. A esempio, alcuni campioni che abbiamo sequenziato di recente ci hanno permesso di individuare l'origine “francese” del virus e di alcuni paesi africani francofoni. Si tratta, al momento, di varianti non “pericolose” come quelle inglese, brasiliana e sudafricana», conclude Salvatore Rubino.



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