Donne ridotte in schiavitù chiesti 69 anni di carcere

Imputati 4 nigeriani. Il pm della Dda: vittime sottoposte a violenze e riti voodoo Giovani costrette a prostituirsi dopo il finto viaggio della speranza sui barconi

SASSARI. La verginità non era ammessa e per questo una delle vittime (minorenne) della tratta di esseri umani messa su da un gruppo di nigeriani, all’arrivo a Sassari era stata chiusa in una stanza. Forse aveva intuito ciò a cui sarebbe andata incontro e per questo piangeva. Ma alla sua madam poco importava. Tanto meno all’uomo incaricato di violentarla. Perché per “andare sulla strada” a vendere il proprio corpo era d’obbligo non essere vergini. Il guadagno della prestazione finiva poi nelle mani dei padroni.

A ricostruire ieri mattina i retroscena drammatici di un’inchiesta della Dda di Cagliari sulla tratta di esseri umani e sullo sfruttamento della prostituzione (filone che ha interessato il territorio di Sassari tra il 2016 e il 2017) è stato il sostituto procuratore Rossana Allieri. Al termine della sua requisitoria le richieste di condanna sono state pesanti: 22,18, ancora 18 e 11 anni di carcere ciascuno per i quattro imputati nigeriani che hanno affrontato il processo col rito ordinario davanti alla corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni. Altri otto connazionali avevano invece scelto il rito abbreviato che si è già concluso a Cagliari.

La Allieri ha ripercorso le tappe che hanno portato le donne in Sardegna, tra Fluminimaggiore, Porto Torres e Sassari. L’illusione di una vita migliore, il viaggio della speranza in condizioni disastrose, ammassate su barconi insieme ad altri migranti. Poi l’arrivo nell’isola e il sogno del lavoro che si frantumava in mille pezzi. Ragazze ingannate, minacciate, sottoposte al terribile rito religioso-esoterico voodoo «foriero – dice la Procura – di morte e di altre disgrazie in caso di inadempimento degli obblighi con esso assunti».

Un ruolo chiave lo aveva la madam che si occupava di gestire la prostituzione delle vittime (dopo l’arrivo in Italia).

Nella fattispecie, un’imputata – Sandra Solomon – avrebbe «incaricato una persona in Nigeria di portare la giovane vittima da un “native doctor” perché le praticasse il rito voodoo» e successivamente avrebbe affidato a un altro connazionale il compito «di prelevare la ragazza dal centro di accoglienza di Fluminimaggiore dove era stata collocata dopo il suo sbarco e di organizzarle il viaggio verso il continente». Agli imputati sono contestate le aggravanti «di aver agito al fine di sfruttare la prostituzione (delle vittime ndc) esponendole a un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica. Precisamente facendo attraversare loro il continente di origine sotto il controllo di criminali che le segregavano e le facevano giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti esponendole a un altissimo rischio di naufragio». A Sassari le ragazze spesso venivano ospitate in abitazioni del centro storico prima di essere messe su una nave che da Porto Torres le avrebbe portate nel continente.

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