Il pm: le bimbe rischiarono la vita

Nuove accuse: «Fuga spericolata in auto con le gemelle disperate, senza protezioni e private di cure»

SASSARI. Si aggrava ulteriormente la posizione di Francesco Douglas Fadda, l’uomo accusato di aver ucciso l’ex compagna Zdenka Krejcikova, accoltellata il 15 febbraio del 2020 in un bar di Sorso dove la donna – che abitava al piano di sopra – aveva cercato rifugio.

Quel giorno morì la quarantenne originaria della Repubblica ceca ma a rischiare la vita – esposte a situazioni di grave pericolo – furono anche le sue due figlie gemelle di 11 anni. E per questo l’imputato (difeso dall’avvocato Lorenzo Galisai) deve ora rispondere anche di lesioni gravi e gravissime nei loro confronti.

L’omicidio era stato commesso davanti agli occhi delle bambine. Avevano assistito prima all’accoltellamento della loro madre di fronte al bancone del bar e poi alla sua agonia in auto dove era stata caricata dall’assassino e trasportata fino a Ossi. Qui era stata abbandonata in fin di vita a casa di un conoscente di Fadda. Quest’ultimo aveva poi proseguito la sua fuga notturna su una Bmw bianca, con a bordo le gemelline in preda al terrore. Fino all’arresto da parte dei carabinieri, la mattina del 16 febbraio, al termine di un inseguimento a 220 chilometri orari. Circostanze, queste, che inevitabilmente hanno causato traumi importanti sulle bambine. Lo avevano ben spiegato in aula due dottoresse della Neuropsichiatria infantile e anche il luogotenente Antonio Onida, comandante della sezione operativa dei carabinieri della compagnia di Sassari, che fu il primo a soccorrerle e a farle uscire dall’auto al termine della fuga folle di Fadda. Tutti episodi che hanno convinto il sostituto procuratore Paolo Piras a contestare all’imputato – davanti alla corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni – oltre all’omicidio, alla resistenza e al sequestro di persona, anche il reato di tortura.

Ma ieri il pm, alla luce delle ultime prove acquisite durante il dibattimento, ha integrato quest’ultimo capo d’imputazione e ora Francesco Fadda è accusato anche di lesioni gravi e gravissime nei confronti delle gemelle.

Piras è partito dal fatto che l’uomo fece assistere le due minori al delitto, poi «le allontanò a bordo di un’autovettura dal luogo dell’omicidio insieme alla loro madre in agonia mortale, alla quale agonia assistevano entrambe. Privandole di sostegno tecnico psicologico post tragedia, privando la bambina malata della terapia farmacologica di regola assunta, mal gestendola fisicamente con produzione di lividi diffusi – ha spiegato – ponendosi in fuga spericolata con l’autovettura a bordo della quale viaggiavano disperate anche le minori, inseguito dai carabinieri, senza le prescritte protezioni». La sorellina della bimba affetta da tetraparesi spastica sarebbe stata inoltre ingannata dall’uomo che chiamava “papà” che le avrebbe «comunicato falsamente che la madre si era tolta la vita». E questo avrebbe «cagionato un disturbo da stress post traumatico in una bambina esposta a violenza assistita e un trauma complesso con sentimenti di terrore, angoscia di morte e rischio di scivolamento psicotico». Mentre la condotta dell’imputato avrebbe causato nella sorellina malata «crisi distoniche e tachicardiche che l’hanno ridotta in fin di vita».

Accuse che appesantiscono la già complessa posizione processuale di Francesco Douglas Fadda e che hanno contribuito a delineare ancora meglio l’estrema sofferenza patita da due bambine di appena undici anni che oggi vivono in Repubblica ceca con la nonna materna (parte civile nel processo con gli avvocati Pietro Diaz e Teresa Pes).

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