«Presa a calci e pugni perché volevo lasciarlo»

Un ex coniuge a giudizio per maltrattamenti. La vittima in aula: «Mi picchiò come se fossi un uomo»

SASSARI. «Fino a quando i nostri figli erano piccoli andava tutto bene, agli occhi della gente eravamo un po’ come la famiglia del Mulino bianco. Poi le cose sono cambiate...». Sono cambiate a tal punto che lui, un giorno, «mi ha picchiato come se stesse picchiando un uomo, con calci e pugni. Sono finita in ospedale...».

Ha parlato per quasi un’ora davanti al collegio presieduto dal giudice Mauro Pusceddu una donna vittima di presunti maltrattamenti da parte del marito (imputato). Ha raccontato il suo calvario e quelle giornate in cui l’uomo, dopo aver bevuto, rientrava a casa e sfogava la sua rabbia e una gelosia «priva di fondamento» contro di lei. «Mi prendeva le chiavi della macchina per non farmi andare via, mi pedinava e mi urlava: “Non è vero che stai andando a lavorare, ti devi vedere con lui”. Un giorno mi ha seguito con la macchina, poi è stato costretto a desistere perché gli ho detto che avrei chiamato i carabinieri. Quel giorno avevo anche i bambini in auto».

I guai sarebbero cominciati dopo la chiusura dell’impresa edilizia che marito e moglie gestivano insieme. «Siamo rimasti aperti fino al 2016, poi il lavoro è venuto meno e l’azienda è andata in crisi. E noi insieme a lei. La maggior parte dei litigi nasceva perché lui beveva e io non volevo».

La donna (assistita dall’avvocato Gianluigi Poddighe), rispondendo alle domande del pm Enrica Angioni, ha raccontato alcuni degli episodi che a un certo punto l’hanno spinta a dire basta. «Una sera, era la notte di Natale, eravamo invitati a cena da amici. Mi stavo vestendo e ho messo delle normalissime calze velate. Ha cominciato a dirmi che non sapevo indossarle, che ero grassa e che sapevo solo aprire le gambe. Mi venne un tale malumore che gli dissi che non sarei più andata a cena. Lui si arrabbiò e mi tirò i capelli». Poi in un’altra occasione arrivarono gli schiaffi, solo perché si era convinto che un amico che stava parlando con la moglie «ci stesse provando. Era il giorno della cresima di nostro figlio e lui aveva bevuto. Lasciai tutti gli invitati e me ne andai a casa, quando rientrò mi prese a calci nella schiena». Ma l’aggressione più violenta doveva ancora arrivare: «Quando ha saputo che volevo andare via definitivamente mi ha picchiata come stesse picchiando un uomo, con pugni e calci. Era gennaio del 2020. Mia madre mi accompagnò in ospedale, ero in stato confusionale, con un occhio nero e un timpano perforato. Da allora non ci siamo più visti e da quando l’ho denunciato per fortuna non si è più fatto vivo. Penso abbia capito». Nella prossima udienza saranno sentiti altri testimoni e l’imputato potrebbe decidere di sottoporsi a esame. (na.co.)

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